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Economia e lavoro | 31 marzo 2021, 12:27

Manifattura e futuro, i sindacati: "Il Covid ha allargato le disuguaglianze. Il Recovery fund crei occupazione vera"

Cgil, Cisl e Uil rilanciano i temi della "Vertenza Torino". Maccari (Cisl): "I problemi arrivano da ben prima della pandemia". Bellono (Cgil): "Se l'industria non tiene, si rischia il tracollo sociale"

Manifattura e futuro, i sindacati: "Il Covid ha allargato le disuguaglianze. Il Recovery fund crei occupazione vera"

In principio era la "Vertenza Torino". Poi sulla crisi che già si insinuava nel tessuto economico locale si è abbattuta la crisi pandemica, con tutto ciò che ne consegue. E adesso? Se lo sono chiesti i sindacati regionali di Cgil, Cisl e Uil, partendo dalla convinzione che - quel che già era difficile - ora è stato reso ancora più complicato.

A cominciare dalla manifattura, ormai nella tenaglia di una globalizzazione che preme sui costi e che lascia come unica scappatoia la qualità. "In questo quadro - dicono i segretari regionali Enrica Valfrè, Domenico Lo Bianco e Gianni Cortese - avanziamo la nostra proposta nel settore manifatturiero, partendo da ciò che esiste nel territorio e dalle competenze sviluppate in questi anni: fare bene le cose è l'asset che Torino può mettere in campo per rilanciare questo comparto".

Manifattura, a Torino, vuol dire soprattutto automotive (e soprattutto Stellantis), ma anche aerospazio, alla luce della futura Cittadella che sta sorgendo nella zona di corso Marche. Ma anche telecomunicazioni, biomedicale, agroalimentare, robotica, tessile e grafica, che possono muoversi e crescere in scia ai due settori principali. “Serve creare una rete solida e coesa a livello territoriale, con una visione e una capacità di reazione in tempi rapidi - aggiungono i segretari -: fare rete e individuare una governance forte e credibile potrà permettere di incidere sulle strategie del Paese e dei gruppi che investono e decideranno di investire nella nostra Area Metropolitana”.

"La vertenza Torino era già precedente al Covid"

"La vertenza Torino è nata nel 2019 nella consapevolezza che fosse necessario fare qualcosa per Torino e l'area metropolitana, dopo la crisi del 2008 che dal mondo della finanza è diventata economica - dice Cristina Maccari, della segreteria regionale Cisl - e l'agenda è ancora tutta da scrivere, in un Paese in cui la politica industriale è assente da tempo"."Blocco dei licenziamenti e cassa integrazione - prosegue - al momento ci restituiscono un'immagine più ottimistica di quello che vedremo nei prossimi mesi. Ma Torino sa come reinventarsi e sono sicura che lo farà ancora, ravvivando il fuoco delle idee. Ma è mancata una visione e questo non è più rimandabile: con l'arrivo delle risorse del Recovery fund non può esistere che ci siano i soldi e non le idee".

"La pandemia ha allargato le disuguaglianze. Il Recovery crei occupazione"

"La pandemia ha allargato le disuguaglianze sociali nell'area torinese, ma si faceva già fatica prima, a livello industriale, più di altre aree - aggiunge Federico Bellono, della segreteria di Cgil -. Con il Covid sono esplose alcune contraddizioni, ma al tempo stesso ha bloccato la situazione, tra stop ai licenziamenti e ammortizzatori sociali. Ma nei prossimi mesi toccheremo con mano in maniera più diretta lo stravolgimento che ci ha investito nell'ultimo anno e mezzo. Avremo problemi vecchi e problemi nuovi che si sommeranno: da vertenze precedenti alla pandemia, come Embraco, a nuove difficoltà in realtà industriali più o meno piccole". 

Sul Recovery: "Ritengo che siano risorse che vanno investite, più che spese. Ma è fondamentale che quelle risorse producano occupazione, nell'industria, ma in tutta l'economia della nostra città. Ma deve essere ben chiaro a tutti che, se l'industria non tiene, si rischia il tracollo sociale: circa i due terzi dei lavoratori torinesi operano nel settore dell'industria o in ciò che sta attorno. E l'auto non sfugge a questo ragionamento: non è vero che nel mondo si costruiscano meno auto. Invece a Torino si è passati da una media di 200mila auto all'anno a 30mila: sono pochissime, sia nell'orbita Stellantis che ragionando in termini di componentistica e di servizi alle aziende".

Massimiliano Sciullo

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