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Economia e lavoro | 27 aprile 2021, 17:10

In vetrina i veri effetti della crisi: senza gli "zombie" l'occupazione brucia 22mila posti, ma sono 80mila quelli a rischio

Più di un'azienda su cinque prevede di licenziare, quando cadrà il divieto per legge: soprattutto ristorazione e turismo. Coppa (Ascom): "Clima di fiducia ai minimi storici". La vaccinazione come unica spinta per tornare a correre

La sede di Ascom Torino e provincia

Segnali di crisi acuta, per il terziario torinese e per il commercio in particolare

Dopo l'anno "sospeso" (dalla pandemia da Covid, ma anche dai ristori, che avevano convinto gli imprenditori di settore a rimanere in piedi) ora è il momento della conta. E i primi segnali non sono confortanti. Due aziende su tre del terziario hanno crisi di liquidità, una su quattro del turismo è scomparsa e anche nel commercio si cominciano a registrare le chiusure definitive. Stanno scomparendo quelle che erano state definite "aziende zombie": del tutto inattive, ma tenute in piedi solo dalla presenza dei sostegni pubblici. E a pagare il conto di "un clima di fiducia ai minimi storici", potrebbe essere l'occupazione, con oltre 80mila posti a rischio. Soprattutto nella ristorazione e nel turismo (quasi quattro su dieci, nei rispettivi ambiti).

Lo dice la nuova indagine trimestrale di Ascom Torino e confcommercio, che dimostra come - se per il settore secondario, quindi l'industria le cose cominciano ad andare meglio - lo stesso non si può dire per il terziario, dove soltanto i servizi sembrano resistere. Proprio i concetti che poche settimane fa erano stati ribaditi sotto le finestre della prefettura, chiedendo un biennio fiscale bianco e contributi a fondo perduto.

Numeri alla mano, il clima di fiducia sembra essere in ripresa, ma si tratta di un miglioramento minimo rispetto allo zero assoluto di fine 2020. E che comunque colloca l'asticella ancora molto più in basso rispetto ai tempi "normali". I consumi lentamente ripartono, ma non è abbastanza. Una zavorra importante, visto che il terziario rappresenta a Torino e provincia il 70% delle imprese totali e il 66% dell'occupazione, producendo 49 miliardi di euro su 68 totali di ricchezza. La crisi è alle spalle solo per gli operatori del commercio al dettaglio alimentare (che, peraltro, ha quasi «beneficiato» dell’emergenza) e i servizi alle imprese. Ancora giù tutti gli altri settori, anche se vanno leggermente meglio rispetto alla media italiana. 

Il centro si svuota ancora: in dieci anni sparite il 12% delle attività

Nell'arco di 10 anni, però, ci sono tendenze che hanno origine che precede il Covid: la desertificazione del centro, per esempio, ha visto crollare del 12% le presenze nel salotto della città. E' questa la situazione in cui è andata a incidere la pandemia, tra difficoltà, restrizioni e chiusure forzate.

Le riaperture stentano a partire e il clima di fiducia degli imprenditori è crollato ai minimi storici. La lieve ripresa registrata nel primo trimestre rischia di essere vanificata se non si accelera fortemente nella campagna di vaccinazione – dichiara la presidente Maria Luisa Coppa -. È necessario un’iniezione di liquidità a fondo perduto, un biennio bianco fiscale fino alla fine della pandemia, interventi concreti per il mondo del turismo, della cultura e del tempo libero, gli ultimi settori a riaprire dopo quasi due anni di chiusura. La volontà di ripartenza è forte fra le nostre imprese, lo dimostra la disponibilità a vaccinare i propri collaboratori e gli investimenti già effettuati in ambito ambientale ma non devono essere lasciate sole in balia di regole spesso incomprensibili e inattuabili”.

Il crollo dell'occupazione (di oggi e di domani) e il problema liquidità

Un segno "più", insomma. Ma soltanto sulla carta. Mentre altre voci mostrano la situazione in tutta la sua gravità. Nel 2020 sono già andati persi 22mila posti di lavoro nel terziario (-4,6% e tutti precari non tutelati per legge). Ma una volta cessato il blocco dei licenziamenti, saranno a rischio 82mila occupati. Circa il 22% delle aziende prevede di licenziare. Si tratta soprattutto di ristorazione (42%), ma anche turismo (37%), commercio non alimentare, per esempio abbigliamento (27%) e servizi alle persone (26%).
Per quanto riguarda la liquidità, le risposte del Governo sembrano non bastare (apprezzata la gestione sanitaria, meno il resto degli ambiti. E non si notano grandi differenze tra Conte e Draghi). E nonostante un +25% nelle risposte positive delle banche, gli imprenditori temono di caricarsi soltanto di ulteriore debito per i prossimi anni. Attualmente sono 16 i miliardi di prestiti in essere per il terziario, pari a 3,2 in più rispetto al periodo pre Covid.

Per l’occupazione lo scenario resta molto critico. Nel 2020 nei settori del commercio e del turismo torinese sono andati persi oltre 20 mila posti di lavoro e la situazione si farà drammatica con il termine del blocco dei licenziamenti. Occorrono interventi straordinari e di emergenza in un settore già in grande difficoltà come il Terziario con politiche attive e semplificazioni sul mondo del lavoro post covid – sottolinea Carlo Alberto Carpignano direttore generale Ascom Confcommercio Torino e provincia - a partire dal supporto nell’accesso agli strumenti di sostegno al reddito, senza i quali il numero delle imprese “zombie” non può che crescere fino all’implosione. Abbiamo davanti a noi pochi mesi per dare alle imprese le risposte necessarie  per  impedire un nuova crisi economica dai risvolti sociali imprevedibili”.

"Mai come nelle piccole imprese, però - puntualizza Coppa - i dipendenti sono un patrimonio quasi famigliare, con risorse che sono state fatte crescere negli anni. Si tratterebbe di una grande rinuncia e sofferenza, da parte degli imprenditori".

La spinta dei vaccini: un'azienda su cinque è a disposizione

La via maestra per recuperare - dicono da Ascom Torino - è quella di accelerare la campagna vaccinale: un'azienda su cinque è disposta ad utilizzare i presidi della propria azienda per vaccinare i collaboratori. Si tratta soprattutto delle realtà più grandi, con spazi maggiori, mentre gli altri sono quasi costretti ad affidarsi a un supporto "esterno".
Infine, pur in uno scenario di crisi, le imprese di Torino si mostrano attente al tema della sostenibilità: il 41% ha già effettuato investimenti in quest’ambito, strategico perché al centro di una quota importante dei fondi nell’ambito del Recovery Plan.

Massimiliano Sciullo

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