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Economia e lavoro | 29 aprile 2021, 07:20

Il Covid paralizza le imprese piemontesi: con l'inizio del 2021 quasi nessuno apre (o chiude)

Torino è la provincia che, insieme a Novara, si comporta meglio. Ma l'impressione diffusa è che ci sia un clima d'attesa per capire l'effetto del Recovery fund

Operai che tiene un caschetto sotto il braccio

Nei primi tre mesi dell'anno le aziende piemontesi hanno scelto la cautela

Tre mesi di "sospensione", o quasi. E' questo l'effetto del Covid sul tessuto imprenditoriale piemontese secondo gli ultimi dati di Unioncamere Piemonte. I primi tre mesi del 2021, infatti, registrano un lieve calo delle aziende attive nella nostra regione, ma soprattutto evidenziano come sia le nuove aperture che le chiusure siano decisamente poche, rispetto ai numeri del passato.

 

Prudenza in attesa del Recovery fund

Poche iscrizioni e poche cessazioni: una posizione di attesa, mentre si cerca di capire gli affetti (si spera benefici) anche sul Piemonte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dei fondi che dovrebbero arrivare dall'Europa con il Recovery.

 

In dettaglio, tra gennaio e marzo sono 7.915 le nuove imprese nate in Piemonte, dato lievemente superiore rispetto al I trimestre 2020 (7.181), che era stato fortemente condizionato dall’avvio della stagione pandemica. Le cessazioni sono state invece 8.021 (contro le 10.712 del I trimestre 2020). Il saldo è risultato negativo, ma di "sole" 106 unità e lo stock di imprese complessivamente registrate a fine marzo 2021 presso il Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi ammonta a 425.722. Il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si traduce in un tasso di crescita piatto, pari al -0,02%, dato lievemente peggiore rispetto a quanto registrato a livello nazionale (+0,08%), ma migliore rispetto ai dati registrati nei primi trimestri degli scorsi anni dal tessuto piemontese (-0,82% nel I trimestre 2020 e –0,71% nel I trimestre 2019). 


Una "platea nascosta" che aspetta prima di gettare la spugna

Dall'analisi dei dati, appare ragionevole pensare che esista una “platea nascosta” di imprese che, in altre circostanze, avrebbe chiuso i battenti e che non lo ha ancora fatto a causa dell’eccezionalità del periodo. “I dati dei primi tre mesi del 2021, riferiti a tutti i settori e a tutte le province piemontesi, ci restituiscono un tessuto imprenditoriale paralizzato, in attesa, a causa dell’emergenza sanitaria che da oltre un anno ha stravolto i ritmi produttivi - commenta Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte -. Ora più che mai, l’intervento di tutte le istituzioni deve essere ancora più incisivo. In primo luogo è necessario portare a compimento, il più velocemente possibile, la campagna vaccinale: un obiettivo per un cui le Camere di commercio piemontesi sono pronte a dare il proprio appoggio. Servono poi misure efficaci, che restituiscano fiducia al nostro sistema produttivo e consentano di innescare un nuovo percorso di crescita”.

 

Torino (e Novara) in controtendenza. Male Cuneo, così come Asti e Biella

Pur in una condizione di sostanziale stabilità, ci sono però differenze anche notevoli tra le diverse province. Torino è in controtendenza rispetto ai dati negativi con un +0,11% e fa ancora meglio Novara (+0,14%). Particolarmente negative invece Biella (-0,35%) e Asti (-0,34%), seguite da Cuneo (-0,22%), Alessandria (-0,17%) e Vercelli (-0,12%). Il Verbano Cusio Ossola (-0,03%) segna un risultato analogo a quello medio regionale.

A livello di forma aziendale, sono le società di capitale a resistere meglio (+0,80%) mentre le società di persone soffrono (-0,64%).  

In termini di settore, infine, il risultato peggiore appartiene all’agricoltura (-0,76%), seguita dal turismo (-0,64%), comparto tradizionalmente in positivo negli ultimi anni. L’industria in senso stretto registra un tasso del -0,30% e il commercio del -0,22%. In controtendenza gli altri servizi, che crescono dello 0,34%, e le costruzioni con un tasso del +0,35%.

Massimiliano Sciullo

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