Ultim'ora - 08 gennaio 2026, 00:08

Venezuela, governo italiano cauto e punta sugli Usa per liberazione Trentini

(Adnkronos) - Il dossier Venezuela resta sul tavolo del governo in queste ore calde. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni - reduce dal vertice dei volenterosi a Parigi sull'Ucraina - continua a monitorare la situazione, in stretto contatto con gli alleati e in particolare con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. 

Il titolare della Farnesina si prepara a riferire in Aula sul dossier venezuelano: non c'è ancora una data ufficiale, ma martedì 13 potrebbe essere il giorno giusto. "La prima cosa da fare è garantire la stabilità del Venezuela, impedire che ci sia una guerra civile e far sì che la situazione si calmi, poi bisogna lavorare perché ci possa essere una situazione di crescita economica", ha spiegato Tajani, ospite di '5 minuti' su Rai Uno. Il leader di Forza Italia ha riferito di aver parlato con il segretario di Stato americano Marco Rubio degli sforzi per la liberazione dei prigionieri politici ancora detenuti da Caracas. Rubio, ha aggiunto Tajani, "ha accolto positivamente la posizione dell'Italia e credo che anche gli Stati Uniti ci aiuteranno a liberare i prigionieri politici, come Trentini". 

A Palazzo Chigi la linea resta improntata alla massima cautela diplomatica, ma senza arretrare sul giudizio politico nei confronti del regime di Nicolas Maduro. L'azione militare statunitense voluta da Donald Trump ha riacceso tensioni internazionali e diviso le cancellerie, ma per l'esecutivo italiano il punto fermo rimane la necessità di una transizione democratica in Venezuela e la tutela della comunità italiana nel Paese sudamericano, che conta centinaia di migliaia di connazionali e discendenti di italiani. Una posizione che Fratelli d'Italia ha fissato nei giorni scorsi in una nota informativa interna inviata ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, che detta la cornice interpretativa della crisi aperta dall'intervento statunitense. E dove non mancano attacchi alla sinistra e alla Cgil di Maurizio Landini. 

Nel dossier - datato 3 gennaio, giorno del blitz degli Usa - è contenuta una ricostruzione dell'operazione americana: "Nelle prime ore del 3 gennaio gli Stati Uniti hanno condotto un attacco su larga scala contro il Venezuela". Un'azione che, secondo quanto riportato, ha portato alla cattura del presidente venezuelano e della moglie, successivamente incriminati negli Stati Uniti per "cospirazione per narcotraffico e terrorismo" e per il possesso di armi ed esplosivi "da usare contro gli Stati Uniti". Il documento sottolinea come contro l'operazione si siano schierati "la Russia - partner storico di Caracas - l'Iran e Cuba", mentre l'Unione europea ha invitato alla moderazione, ribadendo di essere "al fianco del popolo venezuelano" e di sostenere "una transizione pacifica e democratica". Una formula che Fdi fa propria, pur inserendola in un quadro più ampio di condanna del regime chavista. 

Grande spazio viene dedicato alle elezioni venezuelane, definite senza mezzi termini una "farsa". Maduro, si legge, ha mantenuto il potere "tramite elezioni segnate da gravissime irregolarità", respinte nel tempo da Onu, Ue e da gran parte della comunità internazionale. La nota ricorda come già nel 2019 Fratelli d'Italia chiedesse il riconoscimento di Juan Guaidò e come, dopo il voto del 2024, il governo Meloni abbia confermato di "non riconoscere la proclamata vittoria di Maduro a seguito di elezioni poco trasparenti". In questo contesto viene valorizzata la figura di Edmundo Gonzalez Urrutia, indicato come il "presidente legittimo e democraticamente eletto del Paese". Il dossier ricostruisce la sua ascesa politica dopo l'esclusione di Maria Corina Machado (sentita telefonicamente da Meloni domenica scorsa) dalla competizione elettorale da parte di un Consiglio elettorale "controllato dal regime" e ricorda che Gonzalez Urrutia ha denunciato "la mancata pubblicazione da parte del Governo venezuelano dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali".  

Il documento insiste poi sulla "sistematica soppressione dei diritti umani in Venezuela" e descrive un Paese piegato da una crisi umanitaria "catastrofica", con milioni di persone bisognose di aiuti, un'inflazione fuori controllo e servizi essenziali al collasso. Il regime viene definito "criminale e spietato", responsabile di aver "ridotto alla fame un Paese potenzialmente ricchissimo" e di aver alimentato la propria sopravvivenza politica attraverso repressione, narcotraffico e violazioni sistematiche delle libertà fondamentali. Sul piano della linea internazionale, Fratelli d'Italia richiama una posizione di equilibrio già espressa da Palazzo Chigi: "L'azione militare esterna non è la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari", ma viene allo stesso tempo considerato "legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza", soprattutto quando si tratta di Stati accusati di favorire il narcotraffico. 

Infine, l'affondo politico interno. La nota segnala come contro l'operazione statunitense si siano schierati non solo governi autoritari, ma anche "la sinistra italiana e Maurizio Landini", accusati di non essersi mai indignati per "un regime che reprime il dissenso, tortura e uccide gli oppositori, affama il popolo e froda le elezioni": "Si indignano ora, chiedendo il rispetto del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti. Gli stessi che, tra le loro fila, hanno elementi spiccatamente filo-putiniani e che strizzano l'occhio ai filo-Hamas (tra tutti il caso Hannoun)", si legge ancora. Un passaggio che prefigura uno scontro parlamentare destinato a riaccendersi in Aula, in vista dell'informativa del ministro Tajani. 

 

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