Cultura - 03 luglio 2026, 07:07

Alla Reggia di Venaria, Torino in the Box: la mostra di Gennaro Regina in omaggio a Luca Beatrice

Fino al 4 ottobre

Dal 2 luglio al 4 ottobre la suggestiva ambientazione degli spazi settecenteschi delle Sale dei Paggi della Reggia di Venaria torna a presentarsi come sede espositiva speciale ospitando Torino in the Box, le pagine di un personalissimo “atlante” di Gennaro Regina, artista e designer napoletano, erede di una famiglia di editori d’arte e librai antiquari dal 1880.

Gennaro Regina propone nell’occasione 33 opere (25 originali, 7 riproduzioni in stampa e 1 installazione) realizzate in modo diverso: una serie di paesaggi sentimentali e dissacranti che prendono vita da carte antiche, mappe settecentesche, frammenti di giornali, che a loro volta giocano con la tradizione e con i paradigmi universali del sapere. Ricorre in questa sequenza di immagini il Vesuvio infuocato, che pare quasi stagliarsi sul Monviso svettante sull’arco alpino visibile dalle finestre. Così nell’opera Torino in the Box, che dà il titolo alla mostra, la Mole Antonelliana si staglia sul Monviso dipinto dall’artista su una stampa antica dove si scorgono Torino e Venaria Reale. Colore, emozioni, collage, sovrascritture, simboli antichi, mitiche sirene e santi protettori, ex voto, temi classici o di più vicina attualità, compongono un vulcanico voyage pittoresque, che è anche il nome della boutique e casa editrice di Gennaro Regina.

Torino in the Box è anche un tributo al critico d’arte Luca Beatrice, figura centrale nel panorama critico contemporaneo, che nel 2019 curò Vesuvio in the Box al MAV di Ercolano dalla quale trae origine: un omaggio che risuona ancora più significativo qui alla Reggia, dove Luca Beatrice è stato curatore di progetti espositivi di successo, da Sculture moderne alla Venaria Reale (2016-2017) a Easy Rider. Il mito della motocicletta come arte, con Arnaldo Colasanti e Stefano Fassone (2018-2019). Proprio a Beatrice, Gennaro Regina dedica l’esposizione a seguito della sua prematura scomparsa, configurandosi non solo come gesto personale, ma come dispositivo narrativo capace di mettere in relazione memoria e attualità, continuità e
trasformazione.

Il percorso espositivo si struttura attorno a una doppia linea di ricerca, chiaramente rintracciabile nelle opere. Da un lato, emerge la matrice genealogica dell’artista: erede di una tradizione familiare attiva nel campo dell’editoria d’arte e del commercio antiquario sin dal 1880, Regina interviene su carte antiche (incisioni, documenti, materiali d’archivio) attivando un processo di riscrittura visiva; dall’altro lato si impone un elemento iconico e ricorrente nella sua pratica: il Vesuvio. Più che semplice soggetto, esso si configura come dispositivo simbolico, grammatica espressiva, presenza costante fin dagli esordi del suo percorso. Attraverso variazioni formali e cromatiche, il vulcano diventa segno, archetipo e voce, strumento attraverso cui l’artista articola una riflessione visiva capace di tradurre stati emotivi e tensioni interiori in un linguaggio essenziale e stratificato.

comunicato stampa