(Adnkronos) -
Serbia al voto per il rinnovo dei 250 seggi dell'assemblea nazionale monocamerale. Gli aventi diritto sono 6,4 milioni. La protesta contro l'ex presidente Aleksandar Vucic diventa una battaglia che si sposta dalla piazza alle urne. Vucic ha ufficializzato le dimissioni a settembre, prima della fine del mandato, in vista delle elezioni parlamentari anticipate. Dopo due mandati, non potrà partecipare alle presidenziali previste per dicembre. Alle urne la Lista studentesca, nata dal movimento di protesta dopo la tragedia alla stazione di Novi Sad, sfida la coalizione 'Aleksandar Vucic - Serbia unita', guidata dal Partito progressista serbo (Sns). I seggi chiuderanno alle 20. I primi risultati dovrebbero arrivare già questa sera.
Ieri centocinquantamila persone hanno riempito piazza Slavija e le strade circostanti, nel cuore di Belgrado, per l'ultima, imponente manifestazione della Lista Studentesca. Una folla arrivata da tutta la Serbia, con cortei di studenti che hanno raggiunto la capitale anche a piedi dopo giorni di marcia, ha trasformato la chiusura della campagna elettorale in una dimostrazione di forza senza precedenti per la nuova opposizione. Le immagini di giovedì sera richiamano alla memoria un'altra stagione decisiva della storia serba, quando furono proprio le urne e la mobilitazione popolare a segnare la fine di un lungo dominio politico.
Era il 24 settembre 2000, poco più di un quarto di secolo fa, quando i cittadini serbi si recarono in massa alle urne per infliggere una storica sconfitta all'allora uomo forte di Belgrado, Slobodan Milosevic, presidente della Repubblica Federale Jugoslava, che tentava la rielezione. Perse, nonostante il suo controllo capillare sui media, sulla magistratura e sulle forze di sicurezza. Quando si rifiutò di riconoscere la sconfitta e lasciare l'incarico, centinaia di migliaia di serbi scesero in piazza, moltissimi i giovani, costringendolo infine ad abbandonare il potere. A oltre 26 anni di distanza, una nuova generazione di elettori potrebbe svolgere un ruolo decisivo in un'altra consultazione cruciale, questa volta per il rinnovo dei 250 seggi dell'assemblea nazionale monocamerale della Serbia.
L'attuale uomo forte serbo è stato vice premier e ministro della Difesa nel 2012, primo ministro dal 2014 al 2017, quindi presidente dal maggio 2017 al settembre 2026, quando si è dimesso prima della fine del mandato in vista delle elezioni parlamentari anticipate. Non potrà partecipare alle prossime presidenziali, previste a dicembre, avendo già svolto due mandati, ma è candidato premier della coalizione 'Aleksandar Vucic - Serbia unita', guidata dal Partito progressista serbo (Sns). Per la prima volta, però, il leader che da 14 anni esercita un controllo quasi totale sul Paese si trova di fronte a una sfida che potrebbe mettere seriamente in discussione il suo potere. A contendergli la vittoria è proprio la Lista Studentesca, una formazione nata da un movimento di protesta che, nel corso di quasi due anni, è riuscito a trasformare la mobilitazione delle piazze in una forza politica nazionale.
La scintilla è stata il crollo, il primo novembre 2024, della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, nel nord della Serbia, che provocò 16 morti. La tragedia avvenne dopo i lavori di ristrutturazione della stazione, realizzati nell'ambito di un progetto che coinvolgeva imprese cinesi, e divenne rapidamente il simbolo della corruzione e della mancanza di trasparenza denunciate dagli oppositori del governo. Gli studenti iniziarono a manifestare per chiedere giustizia e l'accertamento delle responsabilità, ma le proteste si estesero rapidamente, coinvolgendo università, lavoratori e cittadini. Vucic tentò inizialmente di aspettare che la mobilitazione si esaurisse. Non accadde. Né le pressioni né gli arresti sono riusciti a fermare il movimento, che ha continuato a riempire le piazze per tutto il 2025 e il 2026. La manifestazione di giovedì a Belgrado è stata il culmine di questa mobilitazione.
Vucic, dal canto suo, ha giocato tutte le carte a disposizione per orientare il risultato. Ha rafforzato la presa sui media, mentre il cambio di proprietà del gruppo United Media, fino a poco tempo fa uno dei principali poli editoriali indipendenti, ha alimentato nuovi timori per il pluralismo dell'informazione. Lo scorso fine settimana, secondo il Guardian, dieci giornalisti di primo piano dell'emittente N1 si sono dimessi per protestare contro nomine editoriali ritenute favorevoli al governo. Anche il popolare programma satirico "24 minuti con Zoran Kesic" è stato cancellato dal palinsesto, ufficialmente per ragioni commerciali, dopo che il conduttore aveva sottolineato come queste elezioni avrebbero deciso "se i nostri figli rimarranno qui". "Sappiamo che il potere vuole mettere a tacere ogni voce critica", ha denunciato Kesic all'Afp. Secondo l'organizzazione indipendente di monitoraggio elettorale Crta, un recente comizio del partito di governo è stato trasmesso in diretta da 46 emittenti televisive, in un Paese di appena 6,6 milioni di abitanti.
Anche la campagna elettorale è stata segnata da intimidazioni, arresti, aggressioni e accuse di utilizzo delle risorse pubbliche a vantaggio del partito di governo. Mentre gli studenti riempivano piazza Slavija, Vucic teneva un comizio rivale in un palazzetto della capitale, promettendo una vittoria netta, ma riconoscendo la difficoltà della sfida. Gli osservatori internazionali e le organizzazioni della società civile hanno espresso preoccupazione per la regolarità del voto, mentre gli ultimi giorni prima delle urne sono stati accompagnati dal timore di nuove tensioni. Mercoledì, la procura di Belgrado ha interrogato sei persone arrestate con l'accusa di preparare violenze e disordini per il giorno delle elezioni.
I sondaggi, intanto, restituiscono un quadro estremamente incerto. Una rilevazione dell'istituto indipendente Nspm, pubblicata il 20 ottobre, assegna alla Lista Studentesca il 44,5% dei consensi contro il 42,7% della coalizione di Vucic. Altre indagini, condotte da istituti considerati vicini al governo, indicano invece un vantaggio del partito al potere. La mancanza di rilevazioni indipendenti pienamente affidabili rende difficile prevedere l'esito. Gli analisti concordano tuttavia su un punto: più alta sarà l'affluenza, maggiori potrebbero essere le possibilità dell'opposizione. Resta anche l'incognita del dopo-voto, con il rischio che un risultato contestato provochi nuove manifestazioni e scontri.
Di fronte alla sfida degli studenti, Vucic ha inoltre intensificato la retorica nazionalista, cercando di consolidare il sostegno dell'elettorato più radicale. Ha accolto l'appoggio di Milorad Dodik, leader di fatto della Republika Srpska, l'entità serba della Bosnia, e ha continuato a coltivare i rapporti con Mosca, pur mantenendo il tradizionale equilibrio tra Russia e Occidente. Una strategia che riflette anche il peso geopolitico della consultazione. Un'eventuale vittoria della Lista Studentesca potrebbe aprire una nuova fase nei rapporti con l'Unione Europea e accelerare il percorso di integrazione di Belgrado, da anni frenato dalle ambiguità del governo serbo e dai rapporti con il Cremlino. Bruxelles, finora accusata dagli studenti di aver mostrato troppa cautela nei confronti di Vucic, guarda al voto con attenzione. Per l'Europa, la Serbia rimane un Paese chiave nella stabilità dei Balcani, regione in cui la Russia continua a esercitare un'influenza significativa.
Ma prima ancora degli equilibri internazionali, a decidere sarà la capacità degli studenti di convincere gli elettori che il cambiamento è possibile. "Per la prima volta nella mia vita credo che sia possibile vivere in un Paese normale", ha raccontato all'Afp Marija Nedeljkovic Radic, 47 anni, arrivata in piazza per sostenere il movimento. A Belgrado, giovedì sera, la folla ha risposto con un lungo coro: "Vittoria, vittoria". Oggi si capirà se quella che è stata una delle più grandi mobilitazioni popolari della storia recente della Serbia sarà riuscita a trasformarsi anche in una vittoria elettorale.





