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Sanità | 13 maggio 2023, 07:00

Inflammaging: infiammazione cronica silente

I consigli di Nutrigenomica di Simona Oberto

Inflammaging: infiammazione cronica silente

Che cosa hanno in comune le malattie autoimmuni, quelle cardiovascolari, il diabete e le sue complicanze, le malattie polmonari, osteoarticolari, neurologiche e tutte quelle che rientrano nel quadro delle patologie metaboliche come le epatopatie, l’obesità e le dislipidemie?

Sono tutte malattie cronico-degenerative che hanno come comune denominatore l’infiammazione cronica di basso grado o infiammazione silente. Alla base di questa alterazione, a volte subclinica e asintomatica, c’è sempre una diminuzione della risposta immunologica nei confronti degli agenti stressogeni, con una conseguente maggiore suscettibilità alle malattie infettive e un aumento delle citochine pro-infiammatorie. Siamo nel campo dell'Inflammaging, settore nel quale si ricercano le evidenze scientifiche riguardo le basi biologiche dell’invecchiamento e della longevità.

L'invecchiamento è caratterizzato da un'alterata risposta del sistema immunitario sia nella componente innata (umorale) che in quella adattativa (cellulo-mediata). Entrambe diventano meno efficienti, rendendoci più vulnerabili nei confronti di agenti patogeni come: virus, batteri, parassiti e antigeni in genere. Il vero problema che sta venendo alla luce è che purtroppo non si assiste più a un naturale processo di invecchiamento fisiologico, ma si parla sempre più di “invecchiamento precoce”, che interessa quindi persone di fascia di età sempre più giovane. Esso sembrerebbe indotto anche dalla continua esposizione agli agenti ambientali nocivi che stanno causando una pericolosa accelerazione di ciò che dovrebbe avvenire in modo naturale.

Guardatevi intorno. Quante persone effettivamente dimostrano molti più anni della loro età anagrafica e mostrano sintomi palesi di invecchiamento precoce? Non sottovalutate questo aspetto, perché il problema non è solo estetico. Infatti, alla base di questo processo patologico accelerato c'è sempre una alterazione immunologica e una alterazione dei meccanismi dell'infiammazione.

Diminuisce la risposta immunologica e si mantiene un costante e pericoloso stato di infiammazione, in risposta al quale, il nostro organismo attiva una up-regulation del sistema antiflammaging, creando un costante aumento di produzione di cortisolo con tutte le conseguenze negative del caso. Inoltre, aumentano in circolo le citochine pro-infiammatorie come il TNF-alfa, l’Interleuchina 6 e la Proteina C Reattiva (PCR). Proviamo allora a comprendere meglio questi meccanismi, concentrandoci su ciò che è alla base di tutto: l’infiammazione. Essa è un meccanismo di difesa innato che serve a proteggerci da stimoli dannosi esterni.

Coinvolge le cellule, i vasi sanguigni e le proteine con lo scopo di riparare i tessuti danneggiati per rimuovere quelli necrotici. Le sostanze infiammatorie, prodotte dal nostro organismo, sono in grado di distruggere diversi tipi di antigeni potenzialmente pericolosi come i batteri, i virus, ma anche le tossine e le sostanze estranee.

Tutti questi patogeni provocano degli stimoli lesivi che innescano una risposta vascolare e connettivale chiamata appunto infiammazione. Molte persone, erroneamente, sono convinte che essa sia una vera e propria patologia, ma in realtà, non è altro che una risposta fisiologica e protettiva del nostro organismo a uno stimolo nocivo. E’ una sorta di protezione in caso di ferite, traumi e infezioni.

Grazie ad essa il danno regredisce, i tessuti vengono riparati e il processo di guarigione viene accelerato. Pensate a quanto è efficiente il nostro organismo: è in grado, attraverso l'infiammazione, di diluire, distruggere, isolare e riparare i tessuti danneggiati. C'è però differenza tra l'infiammazione acuta e quella cronica. La prima innesca reazioni vascolari caratterizzate da una breve fase di vasocostrizione, seguita da una più importante fase di vasodilatazione, contraddistinta da un aumento termico della zona colpita e conseguente rossore.

L’aumento della pressione intravascolare e della permeabilità vascolare provoca la fuoriuscita di proteine dai vasi nell’interstizio, creando un essudato (edema). Tra le sostanze che favoriscono i meccanismi di vasodilatazione, c’è l’istamina che, attraverso meccanismi intermedi, permette l’innesco di specifiche cascate infiammatorie con la liberazione di sostanze che aumentano il fenomeno infiammatorio.

A questo punto, interviene il sistema immunitario con la migrazione dei leucociti (globuli bianchi) che, una volta raggiunto il “nemico”, lo attaccano con potenti “armi chimiche”: lisozimi, lattoferrina, proteasi, ROS ecc. Pensate a quando vi siete feriti un ginocchio, cadendo dalla bicicletta o quando una minuscola scheggia di legno si è conficcata nel vostro dito o quando una influenza vi ha costretto a letto.

Quali sintomi comuni vi ricordate? Dolore, rossore, calore e gonfiore! Non sono altro che i classici sintomi del processo infiammatorio acuto, fisiologico e riparatorio che è, di solito, di breve durata. In seconda battuta viene attivata la rimozione dei tessuti danneggiati con riduzione dell'edema e dalla ripresa funzionale della zona colpita con scomparsa del dolore (che siano un ginocchio, un dito o i bronchi).

Se invece, lo stimolo irritativo persiste allora l'infiammazione diventa cronica. E’ indubbio che le infezioni recidivanti, il sovraccarico di tossine, dovuto a pesticidi, metalli pesanti, xenobiotici contenuti nei cibi, l'alimentazione non equilibrata e gli stati di stress persistenti, mantengono acceso lo stato infiammatorio che non riesce a spegnere l'evento iniziale che lo ha stimolato.

Quando cronica, l'infiammazione provoca danni notevoli all'organismo, in quanto produce uno stress ossidativo cellulare importante. Immaginate di avere tanti piccoli fuochi accesi all'interno del vostro corpo che vengono sempre alimentati lentamente. Questo tipo di infiammazione libera radicali liberi in eccesso che provocano stress ossidativo e danni alle strutture cellulari, causando fenomeni infiammatori e ulteriore rilascio di radicali liberi, creando quindi un circolo vizioso!

Se non trattata e curata, nel tempo, l’infiammazione silente può portare a una pericolosa riduzione o perdita della funzionalità del tessuto o dell'organo colpito con crescita incontrollata di nuovi vasi sanguigni che favorisce anche lo sviluppo dei tumori. E’ quindi fondamentale riconoscerne le cause ed eliminarle. Allora iniziate a chiedervi: “Ho una giusta alimentazione; svolgo una regolare attività fisica; ho una buona gestione dello stress?”. Se potete rispondere “sì” a queste tre domande, è più improbabile che possiate soffrire di questo tipo di alterazione. Sappiate che uno dei fattori chiave che ci preserva è il “normopeso”.

Infatti, il sovrappeso, soprattutto il grasso viscerale, è una potente fonte di infiammazione cronica e questo perché alcune cellule del tessuto adiposo bianco, cioè quelle deputate allo stoccaggio dei trigliceridi, producono molte interleuchine pro-infiammatorie. Al contrario, una buona massa muscolare, non solo tiene sotto controllo le citochine infiammatorie, ma aumenta la sintesi di quelle antinfiammatorie, come l'Interleuchina 10.

Il muscolo è sicuramente un importante marker di salute e, se ben allenato, si comporta come un organo endocrino in grado di stimolare l'azione antinfiammatoria. Questo è un punto fondamentale: l'attività fisica è un potentissimo mezzo per ridurre l'infiammazione cronica e per evitare tutte le malattie ad essa collegate, come quelle cardiovascolari, il diabete e i tumori. Il problema è che essa è difficilmente diagnosticabile, perché di solito è asintomatica e se non controllata può diventare sistemica. Infatti, le sue manifestazioni sono meno evidenti di quelle che si evidenziano durante i processi infiammatori acuti. A volte è addirittura impossibile da rilevare attraverso i classici esami di routine: ad esempio la PCR non sempre aumenta, così come la VES e il fibrinogeno sono nella norma.

Allora vengono prescritti esami più specifici come il dosaggio del TNF-alfa e dell'Interleuchina 6 o del cortisolo, l'ormone antinfiammatorio che, mediante un test salivare, può rilevare informazioni importanti. Parliamo quindi di un quadro sub clinico non facilmente valutabile. Oltretutto, c’è da considerare anche l'aspetto genetico con le sue varianti che predispongono alcuni individui a una maggior tendenza pro-infiammatoria.

La Nutrigenomica da anni ci mette in guardia da questa condizione patologica cronica, che è causa di un invecchiamento precoce e di una perdita importante di funzioni organiche e metaboliche. Come sempre, non si può generalizzare, ma bisogna parlare di multifattorialità. A mio parere, sul banco degli imputati ci sono le nostre scelte squilibrate: siamo poco attenti alla alimentazione, troppo processata e carica di sostanze xenobiotiche; non ci prendiamo affatto cura del nostro corpo, passando da allenamenti fisici estenuanti a una totale sedentarietà; ignoriamo o sottovalutiamo tutta la sfera psicoemotiva, facendoci schiacciare dallo stress quotidiano.

Per concludere, a prescindere dal nostro corredo genetico, avere un corretto stile di vita rappresenta la risposta più soddisfacente per contrastare questo tipo di situazione infiammatoria cronica silente che è il comune denominatore della maggior parte delle malattie croniche degenerative che affliggono milioni di persone nel mondo.

Redazione

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