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Eventi | 28 agosto 2020, 21:55

A Carmagnola anche il Peperone indossa la mascherina, ma la 71esima Fiera manda un segnale di ottimismo (e si scopre social)

Inaugurato ufficialmente il programma 2020 che fino al 6 settembre alterna momenti dal vivo a eventi online. La sindaca Gaveglio: "Voglia forte di essere qui, il Peperone dimostra di avere anima, ma anche un cuore"

A Carmagnola anche il Peperone indossa la mascherina, ma la 71esima Fiera manda un segnale di ottimismo (e si scopre social)

Il Peperone come antidoto contro la pandemia, o almeno come sostanza stimolante per l'ottimismo e la speranza. Si presenta in un contesto davvero unico (e imprevedibile) l'edizione numero 71 della Fiera nazionale del peperone di Carmagnola. Un evento unico nel suo genere, che quest'anno deve necessariamente ripensarsi, ma che già per il semplice fatto di andare in scena rappresenta un segnale forte e importante.

Fino al 6 settembre il programma alternerà momenti dal vivo a incontri "a distanza" sfruttando le risorse del digitale, dei social e della Rete. Dunque un peperone legato alla tradizione, ma che sa proiettarsi nel futuro, vivendo il presente in maniera attiva. E se il re Peperone è il simbolo del periodo, con la sua mascherina calata su naso e bocca, lo spirito è quello della ripartenza. Uno spirito che - dopo i primi appuntamenti di giornata - pervade la presentazione ufficiale della Fiera.

A fare gli onori di casa all'interno della chiesa di San Filippo è la sindaca, Ivana Gaveglio. "Inaugurare la Fiera di quest'anno stringe il cuore e riempie di gioia - spiega la prima cittadina -. La volontà di essere qui è stata davvero forte, abbiamo ricevuto tanti incoraggiamenti e sostegno dalle istituzioni. Basta un colpo di spugna per cancellare le cose, ecco perché la vita deve essere leggerezza ma non superficialità". "C'è chi dice che il Peperone ha un'anima - conclude -, ma di sicuro quest'anno mostra di avere un cuore".

"I lunghi mesi di Covid - aggiunge l'assessore comunale all'Agricoltura, Gian Luigi Surra - ci hanno quantomeno permesso di riscoprire e apprezzare il nostro territorio. L'Italia, così come Carmagnola, la sua storia e le sue tradizioni e i suoi prodotti". Saranno migliori i peperoni? "Di certo c'è il frutto di una continua ricerca dei nostri produttori, grazie a un territorio unico come il nostro".

E l'assessore comunale alle Manifestazioni, Vincenzo Inglese prosegue: "Bisogna ripensare tutto il mondo degli eventi, modificando occasioni che una volta si svolgevano in libertà, ma che ora richiedono attenzione. Ecco che i social possono essere una risorsa importante e lo sono stati per noi, che ancora a giugno avevamo grandi incertezze su cosa potevamo fare e come".

"Si tratta di un momento importante per Carmagnola, per uno degli eventi più importanti del nostro Paese, ma anche un segnale di ripartenza e di speranza, con l'auspicio che l'autunno possa essere diverso", spiega l'assessore regionale Fabrizio Ricca, presente insieme al collega Maurizio Marrone in rappresentanza della giunta Cirio. "Più che la semplificazione, è la mentalità che permette di raggiungere obiettivi come quello di oggi, superando le difficoltà". "Il Peperone è una bandiera di cui andare orgogliosi e la sfida di un'edizione diffusa ha dimostrato il coraggio dell'amministrazione comunale".

"Ripartire è importante e il Piemonte ha tra le sue risorse più importanti proprio il peperone di Carmagnola, che è prodotto, ma anche turismo ed economia - ha fatto arrivare i suoi saluti con un video messaggio Alberto Cirio, che ha promesso la sua presenza durante la fiera -. Continuiamo a crederci".

"Una tromba d'aria ha distrutto parte del raccolto, ma la qualità è buona - racconta Domenico Tuninetti, presidente del Consorzio produttori del Peperone di Carmagnola -. Ora speriamo che i giovani raccolgano l'eredità delle generazioni precedenti, perché è importante tramandare la tradizione".

"In questo Lockdown l'agricoltura non si è mai fermata - dice Fabrizio Galliati, presidente provinciale di Coldiretti - e la digitalizzazione è risultata preziosa, grazie soprattutto ai giovani, che restano e chi resta lo fa per scelta e convinzione".

"E durante il Lockdown tanti hanno rivalutato il nostro ruolo - aggiunge Gabriele Carenini, presidente regionale di Cia -: dovevamo produrre derrate alimentari e le persone hanno valorizzato il nostro lavoro. Attorno al cibo, le persone potevano godere di un po' di serenità e questo è stato un ulteriore motivo di orgoglio".

E per Confagricoltura il presidente provinciale Tommaso Visca, "il made in Italy sta recuperando, anche se a piccoli passi, pure all'estero. Questo grazie proprio agli strumenti che abbiamo a disposizione oggi e alle piattaforme digitali".

"È stato un periodo difficile - spiega il presidente della BCC di Casalgrasso e Sant'Albano Stura, Alberto Osenda - in cui abbiamo dovuto tutelare clienti e interlocutori. C'è stata forse qualche difficoltà, ma con la pazienza di tutti siamo riusciti a fare molte cose. Il contatto umano però per noi resta fondamentale".

Massimiliano Sciullo

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