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Economia e lavoro | 10 novembre 2020, 11:14

L'appello dei commercianti piemontesi: "Misure restrittive diverse, a seconda dei singoli territori"

Lettera aperta ai parlamentari. Coppa (Confcommercio Piemonte): "Bisogna basarsi sul rischio effettivo dei negozi, disaggregando i dati a livello provinciale, comunale e di quartiere"

L'appello dei commercianti piemontesi: "Misure restrittive diverse, a seconda dei singoli territori"

Una seconda chiusura - dopo quella della scorsa primavera - è già stata definita "un disastro" dalle categorie coinvolte. Ma i commercianti di tutta la regione tornano alla carica e chiedono chiusure differenziate all'interno del Piemonte "Zona Rossa", a seconda delle caratteristiche del territorio.


Lo chiedono in una lettera che Confcommercio Piemonte ha spedito ai parlamentari eletti in terra sabauda. “I nostri imprenditori - dice la presidente, Maria Luisa Coppa - si interrogano in definitiva sull’utilità del sacrificio a cui sono chiamati in via pressoché esclusiva e che potrebbe risultare non sufficiente, con il rischio di proroghe fino a Natale e oltre. Questa volta è vietato sbagliare, ne va della tenuta sociale del nostro Paese.”

In ballo ci sono le aziende che operano nel cosiddetto ristoratori, baristi, commercianti di abbigliamento, calzature, gioiellerie, mobili, prodotti per la casa, ambulanti di prodotti non alimentari e non solo. E la contestazione al provvedimento assunto con l'ultimo dpcm riguarda il fatto che non sembri "parametrato al livello di rischio effettivo, visto che interviene senza differenziazione tra le piccole attività con accesso contingentato o che si svolgono all’aperto e le altre realtà al cui interno è più probabile la formazione di assembramenti". E sui dati che hanno guidato le scelte del Governo fanno notare come "se disaggregati, potrebbero dare indicazioni utili per adottare misure più coerenti a livello provinciale, comunale e a livello di quartiere per le grandi aree metropolitane”.

Da qui, l'appello ai parlamentari piemontesi, affinché "si attivino, esercitando tutte le loro prerogative, per dare una risposta puntuale agli interrogativi e alle preoccupazioni esposte. Occorre riservare inoltre un’attenzione particolare alle misure di sostegno predisposte dal Governo, nella consapevolezza che una semplice replica o estensione delle misure già adottate nei mesi passati non sarà sufficiente per impedire la chiusura definitiva di una parte consistente delle imprese del terziario. Questa volta è vietato sbagliare, ne va della tenuta sociale del nostro Paese".

“Oltre a prevedere ristori immediati e congrui rispetto ai mancati incassi di questo periodo e dei prossimi mesi, si dovrebbe intervenire in modo tempestivo per dare risposte agli emergenti problemi di cassa che si stanno verificando nelle imprese – con particolare riferimento a quelle del settore moda, oggettistica, accessori e così via – che avendo già effettuato gli acquisti per rifornire i magazzini, ora si trovano nell’impossibilità di rispettare le scadenze nei confronti dei fornitori, generando una potenzialmente drammatica interruzione dei pagamenti con il rischio di paralizzare intere filiere. È infine necessario intervenire urgentemente per superare il trattamento fiscale di favore riservato alle grandi piattaforme internazionali dell’e-commerce, che danneggia gli equilibri della concorrenza", conclude la lettera aperta.

Massimiliano Sciullo

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