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Economia e lavoro | 19 luglio 2021, 07:05

Green Pass, Confartigianato mette le cose in chiaro: "Non a nostre spese. Siamo lavoratori, non vigilantes"

Il presidente Dino De Santis: "Abbiamo già pagato un prezzo drammatico alla pandemia. Il nostro settore non sopravviverebbe a una quarta ondata"

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Green Pass, Confartigianato mette le cose in chiaro: "Non a nostre spese. Siamo lavoratori, non vigilantes"

Con la risalita (più nel resto d'Italia che in Piemonte) dei contagi e l'ipotesi di un Green Pass sul modello di quello adottato dalla Francia per l'accesso a molte attività e servizi, Confartigianato Piemonte mette le mani avanti, chiedendo di tutelare la categoria: “Artigiani e piccoli imprenditori hanno già pagato un drammatico prezzo alla pandemia. Il nostro settore non sopravvivrebbe a una quarta ondata", ha detto il presidente Dino De Santis.

"Lunghi periodi di chiusure totali, riaperture a singhiozzo, investimenti per dotarsi di plexiglass e garantire i distanziamenti. Ora che, grazie alla campagna vaccinale, sembravamo aver conquistato una quasi-normalità, ecco la doccia fredda della nuova crescita dei contagi, della diffusione di varianti e dell’ipotesi di nuove restrizioni", prosegue De Santis, che spiega: "L’idea di introdurre l’obbligo della “certificazione verde” per poter accedere ad alcune attività e servizi non ci trova aprioristicamente contrari. Purché prevalga il buon senso e non si scarichi il costo su artigiani, esercenti ed imprenditori: noi siamo lavoratori, non vigilantes".

"Non ci si chieda di trasformarci anche in controllori dei nostri clienti e non ci si minacci con sanzioni", attacca il presidente di Confartigianato Piemonte.  "E magari si distingua tra chi prende il gelato in una gelateria e chi si accalca in un grande evento. Ricordiamoci i recenti festeggiamenti dopo la vittoria agli Europei con assembramenti e mancanza di controlli. Inoltre, prima di introdurre l’obbligo del green pass, bisognerebbe almeno garantire che sia facilmente scaricabile da tutti senza intoppi burocratico-digitali".

De Santis chiude con un suggerimento: "Ma non potrebbe essere sufficiente il certificato rilasciato dopo la seconda dose del vaccino?".

redazione

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