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Scuola e formazione | 07 gennaio 2022, 14:42

Scuola nel caos anche a Torino, sindacati spaccati: “Non ci sono le condizioni per riaprire”. Ma altri chiedono "soluzioni, non rinvii"

Giulia Bertelli (Cub): “Classi pollaio, balletti sulle quarantene e organici non adeguati: le norme sono confuse e inadeguate”. Limone (Flc Cgil): "Servono risorse e insegnanti, non la Dad". Anche Unsic per rinviare il ritorno in presenza

ragazzo con mascherina di fronte a banchi vuoti

I sindacati di base esprimono grandi perplessità sulla riapertura delle scuole

A pochi giorni dal ritorno in classe, è caos (anche) nel mondo torinese della scuola. In attesa che il Governo sciolga le riserve su misure e comportamenti da adottare per garantire un ritorno a scuola sicuro, i sindacati indossano l’elmetto e preannunciano battaglia. Ma il fronte non è compatto: se da un lato c'è chi chiede più tempo, dall'altro ecco che avanza chi ritiene che invece un rinvio non serva ad altro che a rimandare la ricerca di soluzioni.

Cub: "Non riaprire la scuola"

La posizione è netta: “Non ci sono le condizioni per riaprire la scuola”. Eppure, calendario alla mano, lunedì 10 gennaio milioni di studenti di ogni ordine di grado torneranno in classe. I dubbi da risolvere sono tanti, i rebus senza risposta ancora di più: quarantene, organici non sufficienti, personale Ata, mascherine, vaccini. La sensazione, dopo due anni pandemia, è che nelle classi a comandare sia ancora una volta il caos.

L'accusa al Governo

Siamo in attesa di capire cosa vuol fare il Governo, Mario Draghi è un accentratore che interviene in contesti di cui non conosce le dinamiche” spiega Giulia Bertelli, coordinatore provinciale Cub Scuola. “A causa delle loro politiche deficitarie di questi due anni - prosegue la sindacalista - in questo momento non è possibile accedere ai locali”.

L’accusa mossa da Cub al Governo attuale e al precedente è quella di non aver lavorato abbastanza, soprattutto nel periodo in cui la pandemia aveva lasciato un minimo di respiro, per “pianificare” una scuola sicura, nel rispetto degli alunni, degli insegnanti e del personale coinvolto. Le classi, infatti, arrivano fino a 29 unità: Cub Scuola aveva chiesto di autorizzare classi da 15 alunni al massimo. Il personale Ata, considerato dai sindacati necessario e indispensabile, non è abbastanza per garantire la sanificazione dei bagni, la gestione degli spazi comuni. Anche l’organico Covid viene messo sul banco degli imputati: “Prima erano stati fatti contratti fino a dicembre, poi fino a marzo, ora si vedrà. Che rispetto c’è per i lavoratori?” domanda Bertelli.

I dubbi sulle quarantene

Perplessità poi circa il “balletto delle quarantene” e cioè il criterio, non ancora definito, per il quale basterà avere un numero imprecisato di positivi in classe per mettere tutti gli studenti della stessa in quarantena e sulla questione mascherine Ffp2. La richiesta di tenere chiuse le scuole non arriva a cuor leggero, anzi: “Lo dico con il rammarico di insegnante di una scuola primaria che sa che danno fa la Dad ai bambini” racconta Bertelli.

I pre requisiti che potevano rendere la situazione governabile c’erano, ora non ci sono più. Siamo molto critici e riteniamo non ci siano i margini per riaprire lunedì”, conclude il Coordinatore provinciale Cub Scuola.

C'è chi dice no

Contraria invece a un rinvio del ritorno in presenza a scuola è Luisa Limone, segretaria generale Flc Cgil Piemonte: “Chiediamo di trovare soluzioni, servono risorse: il rinvio rischia procrastinare le soluzioni e la Dad abbiamo visto che ha già generato un problema di dispersione scolastica”.

A preoccupare Limone, in particolare, è la questione organico: “Stiamo ricevendo molte segnalazioni dai dirigenti scolastici che sono preoccupati, soprattutto per quanto riguarda l’organico: ci sono tanti insegnanti contagiati e, ovviamente, pochi supplenti”. “Ci ritroviamo adesso con una situazione di oggettiva difficoltà. Non basta dichiarare la scuola in presenza, bisogna tutelare la salute e la sicurezza di tutti”, afferma, confermando le indicazioni confuse contenute nell’ultimo decreto.

Unsic: "Professori e studenti non sono carne da macello"

Occorre realismo. Ovviamente la scuola in presenza è la regola. Ma alla vigilia della riapertura degli istituti scolastici la situazione è grave: meglio due o tre settimane di Dad per garantire in modo egualitario la scuola a tutti e per evitare ulteriori problemi negli ospedali già affollati”. Scende nuovamente in campo l’Unsic, il sindacato datoriale che lo scorso anno ha promosso una petizione-record per la Dad dopo le vacanze di Natale.

Siamo di nuovo in emergenza, con prospettive poco chiare e non rassicuranti per le prossime settimane. Meglio non rischiare. In fondo tra novembre e dicembre scorsi molti istituti scolastici si sono fermati per le occupazioni studentesche: dove erano allora quelle sigle ideologizzate che reclamano la scuola in presenza a tutti i costi? Professori e studenti non possono continuare ad essere carne da macello”.

Andrea Parisotto

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