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Economia e lavoro | 05 luglio 2024, 06:56

Ciro, 60 anni, da 35 in Lear: “Nessuno assume uno della mia età. Sono deluso da questo Stato" [VIDEO]

Lontano dalla pensione e lontano dal lavoro. Così si sente uno degli storici dipendenti dell’azienda di Grugliasco su cui da novembre è aperta un’importante vertenza: “Se a Mirafiori non arrivano vetture, noi abbiamo finito"

Ciro, 60 anni, da 35 in Lear: “Nessuno assume più uno della mia età"

Ciro, 60 anni, da 35 in Lear: “Nessuno assume più uno della mia età"

Sotto il sole cocente di inizio luglio, sul piazzale antistante all’ingresso degli uffici della Regione, ci sono i lavoratori della Lear, l’azienda di Grugliasco, produttrice di sedili per il settore automotive, che rischia la chiusura con i suoi 395 addetti. Sono sul lato sinistro, proprio sotto il cartello “Piazza Piemonte”, lì dove svetta il grattacielo sopra un territorio che, da tempo, deve fare i conti con la crisi dell’automotive. Sono defilati, lasciano spazio al montaggio del palco della Coldiretti, dove sfileranno più tardi i trattori per l’iniziativa “Basta cinghiali”. 

La vertenza Lear non va in ferie

Per i lavoratori Lear si tratta dell'ennesimo presidio per continuare a tenere alta l’attenzione sulla vertenza attualmente più impattante aperta al momento in Piemonte. Non si vuole che l’estate faccia abbassare l’attenzione. Grandi aspettative sono rivolte all’incontro del 23 settembre a Roma con il tavolo di crisi che verrà aperto anche al Ministero del Lavoro, oltre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ma occorrerà arrivare preparati. 

I temi sul tavolo

C’è il tema degli ammortizzatori sociali che “non possono durare per sempre”, come sostengono i sindacati di Fiom, Fim e Uilm che hanno organizzato l’iniziativa e che da novembre seguono i lavoratori in questo percorso inerpicato. 

C’è l'oggettivo calo dei carichi di lavoro: “Da 7.000 pezzi annunciati, se andrà bene, si arriverà a 1.500 (oggi sono a 700 ndr)”.  E poi il teme reindustiralizzazione. C’è un interessato, sondato dal Ministero, e che sarebbe finanziato da Cassa Depositi e Prestiti. Un interesse che parrebbe in qualche modo essere rallentato, o meglio procrastinato, “per un rallentamento degli ordinativi nell’elettrificazione”.

Ciro, da 35 anni in Lear

Tra le decine di lavoratori presenti c’è anche Ciro, un uomo di 60 anni, da 35 anni in Lear. La delusione nelle sue parole è tangibile.

"Ci promettono che arrivano vetture a destra e manca - sostiene Ciro - L’unica cosa che arriva è, se va bene, un po’ di cassa integrazione. Purtroppo le vetture vanno fatte altrove: Marocco, Spagna, Serbia… Dappertutto, meno che a Torino. A Mirafiori si dice, forse, arriva la 500 ibrida. Ma nel 2027. Come andiamo avanti? Non c’è una prospettiva, non c’è niente. Io sono delusissimo da questo Stato che dovrebbe pensare molto di più agli italiani. Diamo soldi su soldi, ma dove vanno a finire? Hanno dato gli incentivi, ma io continuo a non lavorare. E, come me, ci sono milioni di persone che non lavorano.

"Noi facciamo sedili. Ma non ci sono vetture"

"Sta per finire l’ammortizzatore sociale - continua Ciro - e in più lavoro nella nostra fabbrica non ci sarà. Per la 500 c’è già un’azienda che gli farà i sedili. Questo facciamo noi: sedili. Noi continuiamo a farne se ci sono vetture, che siano elettriche, che siano termiche."

Il timore dei lavoratori: "Ci sentiamo presi in giro"

"Ci sentiamo presi in giro - è il grido sconsolato di uno storico lavoratore Lear - Io sono lontano dalla pensione e lontano da un altro lavoro. Nessuno assume un 60enne. Questa è la realtà. Anche se dicono che la vita si è allungata, ma come si è allungata? Se devo passare la vita a casa con una stampella o in un letto di ospedale, non è una vita quella. Lavoriamo fino a 70 anni, quanto ci rimane da vivere? È un’assurdità. Trovano i soldi per tutto e non per la povera gente.

Per i lavoratori: "Tante parole, pochi fatti"

Sulla reindustrializzazione secondo Ciro, mancano risposte concrete: “Se non arrivano vetture, noi abbiamo finito. O ci danno da lavorare o ci danno cassa integrazione. Dobbiamo vivere, o no? Fino ad adesso hanno fatto tante parole, ma auto io non ne vedo."

Daniele Caponnetto

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