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Cronaca | 18 aprile 2020, 14:50

Coronavirus, gli artigiani scrutano l'orizzonte: "La ripresa? Tra giugno e settembre"

Ma c'è anche chi indica gennaio come punto di ripartenza. Provenzano (Cna Piemonte): "C'è urgenza di ripartire, ma come sistema"

Coronavirus, gli artigiani scrutano l'orizzonte: "La ripresa? Tra giugno e settembre"

Giugno, forse addirittura gennaio. Ma la maggior parte degli artigiani piemontesi fissa a settembre la data per l'inizio della ripresa dopo l'emergenza Coronavirus, che sta mettendo in ginocchio anche le micro e piccole imprese. Lo rivela l'indagine effettuata da Cna Piemonte tra i suoi associati, promossa insieme al Community Research and Analysis del professor Daniele Marini, che mostra come gli imprenditori pensino che i segnali di ripresa si vedranno appunto a inizio estate - giugno (20,4%) -, oppure in coda - a settembre (22,1%) - o addirittura con l'inizio dell'anno nuovo, a gennaio 2021 (20,5%).

E' la sensazione di un settore che emerge in un sistema - quello dell'artigianato e della micro e piccola impresa piemontese - ormai allo stremo. E che chiede di pter ripartire, anche se "con il massimo della sicurezza nei confronti di datori di lavoro, dipendenti e clienti". "I settori chiusi fin dalle prime settimane di blocco, ormai hanno azzerato i loro ricavi e per sperare nel futuro devono riprendere le attività al più presto e con progressione. Tutto questo, però, in una logica di sistema: nessuno si salva da solo", dicono dall'associazione di categoria.

Secondo le cifre e le stime degli imprenditori, il lockdown ha portato perdite per il 53% del campione, comprese tra il 20 e il 60% del fatturato, con una minoranza, per ora, che calcola un buco di oltre l’80% del bilancio. Una platea che rivela la sospensione di 3 attività su 4 dove i lavoratori autonomi e la manifattura hanno registrato il numero maggiore di stop. In un contesto di questo genere, circa 4 imprenditori su 10 hanno già fatto ricorso a strumenti come gli ammortizzatori sociali e delle ferie dei dipendenti (64,7%), mentre si è ricorso in pochi casi al licenziamento (circa 8%). Un quadro, però che potrebbe cambiare in futuro. Per il 60% degli imprenditori, nei prossimi mesi sarà necessario il ricorso agli ammortizzatori sociali, così come all’eventualità dei licenziamenti (per il 27,4%).

Ed ecco entrare in gioco i diversi scenari: nell’ipotesi che a giugno ci siano segnali di ripresa, ancora un imprenditore su cinque conferma di essere in grado di fornire tutti gli stipendi ai dipendenti, anche se la maggioranza degli intervistati pensa che garantirà solamente le buste paga dei mesi pre-chiusura. La necessità di liquidità è una delle prime esigenze del mondo artigiano e della micro e piccola impresa piemontese insieme alla richiesta di sgravi fiscali e di sblocco dei lavori pubblici.

“Il Decreto Liquidità non soddisfa l’urgenza di mettere a disposizione di tutte le micro e piccole imprese la minima liquidità necessaria a far fronte alle spese correnti che devono essere onorate per non far saltare tutta la catena dei pagamenti. Pertanto serve una pluralità di misure di liquidità - afferma il segretario regionale di CNA Piemonte, Filippo Provenzano -. La Regione Piemonte è il soggetto che può realizzare più velocemente una “misura ponte” a favore di micro e piccole imprese: se non ci si attiva per rendere operativo un intervento regionale per i primi giorni di maggio, molte imprese chiuderanno e i dipendenti saranno disoccupati. Questa è la priorità. Le misure del decreto governativo produrranno i primi timidi benefici solo a metà giugno: troppo tardi. Serve attivare celermente una partnership con i confidi per far erogare microcredito”. 

Senza dimenticare un altro aspetto - quello dei pagamenti tra creditori e debitori - già messo in evidenza nei giorni scorsi da Cna, a livello torinese. “Fondamentale per la tenuta del sistema è il corretto funzionamento dei pagamenti delle fatture all’interno delle filiere produttive e da parte delle pubbliche amministrazioni: è il momento della responsabilità sociale ed etica”, aggiunge il presidente di CNA Piemonte, Fabrizio Actis
Un tema che si ritrova anche nei numeri dell'indagine: nel 43% dei casi la priorità rimane quella del corretto rapporto coi fornitori. #iopagoifornitori è diventato anche un hashtag usato da artigiani e imprenditori per evidenziare questa intenzione. Essere dei buoni pagatori, infatti, garantisce la solidità della filiera e consente di pretendere puntualità nel pagamento di fatture già emesse nei confronti delle grandi imprese e delle pubbliche amministrazioni. Su questo ultimo fronte, tuttavia, il campione esprime molti dubbi sui buoni esiti degli incassi.

 

redazione

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