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Cronaca | 04 maggio 2020, 17:08

71 anni dopo il Grande Torino non è morto, è soltanto in trasferta. Don Riccardo: "Il suo insegnamento è sempre valido" (FOTO e VIDEO)

Le parole del grande Indro Montanelli, scritte nel giorno dei funerali degli Invincibili, sono ancora valide oggi, al tempo del coronavirus. Don Riccardo Robella ha recitato la liturgia del ricordo in un Filadelfia vuoto, in mattinata Cairo era salito a Superga

71 anni dopo il Grande Torino non è morto, è soltanto in trasferta. Don Riccardo: "Il suo insegnamento è sempre valido" (FOTO e VIDEO)

"Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto, è soltanto in trasferta". Le parole del più grande giornalista italiano per ricordare la più forte squadra italiana di sempre.

Questo scrisse Indro Montanelli nel giorno dei funerali del Grande Torino, quando mezzo milione di persone (o forse di più) scese in strada in un silenzio irreale, per rendere un ultimo omaggio agli Invincibili, periti nella tragedia aerea di Superga di pochi giorni prima. Per questo, il 4 maggio per chi tifa Toro non è mai una giornata come le altre, ma è la giornata del ricordo e dell'orgoglio per una squadra che ha superato i confini dello sport per entrare nella leggenda, simbolo vincente e ammirato di un'Italia che stava rialzandosi dopo essere stata piegata dalla guerra.

L'emergenza coronavirus non ha fatto salire la squadra al Colle, niente lettura dei nomi delle 31 vittime, tra calciatori, tecnici, giornalisti ed equipaggio, da parte del capitano, come tradizione da molti anni a questa parte (in passato toccava al presidente questo compito). Belotti non è salito al Colle, ma Urbano Cairo sì. Il patron granata lo ha fatto questa mattina, grazie all’autorizzazione degli Organi competenti, potendo così rendere omaggio alla lapide che ricorda le 31 vittime. Presenti, in rappresentanza delle famiglie dei calciatori e tecnici del Grande Torino, la signora Susanna Egri Erbstein, Franco Ossola e Gigi Gabetto, accompagnato dal figlio Guglielmo, omonimo del leggendario attacante.

Dopo un momento di riflessione, don Riccardo Robella, il cappellano granata, ha benedetto la lapide e guidato un piccolo momento di preghiera. Proprio Don Riccardo è stato protagonista, a partire dalle 16.30, della Liturgia della Parola, un ricordo degli Invincibili fatto allo stadio Filadelfia, la casa del Grande Torino.

"Arrivare al Filadelfia e vederlo vuoto e silenzioso è come esserci tornati la domenica successiva di 71 anni fa. Ma non dobbiamo restare attoniti, perché il silenzio oggi può risultare una risorsa preziosa", ha detto Don Riccardo. "Ci siamo mai fermati in silenzio ad ascoltare quello che i nostri ragazzi hanno da dirci? Dobbiamo confrontarci con loro, con il mondo, riscoprirli nella loro bellezza, per capire chi erano, cosa avevano da dire, cosa hanno rappresentato in quel particolare momento. E poi il confronto con ciò che ci circonda ci riporta a 70 anni fa, in un'Italia spaccata dopo la guerra".

"Ci voleva il Grande Torino per riconoscersi tutti in qualcosa di bello, di grande, in cui unirsi, tessendo una tela che forse nemmeno loro sapevano dove li portava. Ma si sono lasciati guidare, facendo in modo che la gente tornasse a volersi bene. Noi oggi, senza guerra e senza nulla, rischiamo di ritrovasrci di nuovo gli uni contro gli altri, accusando gli untori, vivendo nel modo peggiore questa fase di emergenza . C'è bisogno ancora oggi del Grande Torino, per tornare a volerci bene: tocca a noi adesso essere il Grande Torino, dobbiamo trovare il coraggio dentro di noi per uscire da questo momento".

Poi cita i tifosi, le rovesciate di Belotti, il presidente Cairo, per spiegare cosa può fare ognuno: "Tocca a ciascuno di noi essere il Grande Torino, ascoltando le voci che ci dividono, portando un valore diverso. E' il dovere che abbiamo nei confronti della società, dell'Italia, è un dovere essere luce per il mondo. Per farci crescere, per potersi riconoscere, da qualunque parte ci muoviamo", sottolinea Don Riccardo Robella. "E' un dovere sostenere nella vita chi fa più fatica. E' un regalo essere parte del popolo del Toro. Il Grande Torino è dentro le fabbriche, sul lavoro, nelle scuole, per ricostruire un tessuto nuovo nella società. Noi siamo uomini di unione e noi dobbiamo avere il coraggio che serve".

Il cappellano granata invita ad infondere coraggio soprattutto ai bambini, "quelli che rischiano di essere dimenticati in questa fase. Maggio non finisce il 4, caso mai finisce con il 16", ricordando il giorno dello scudetto del 1976. "Ed allora rialziamoci e coraggio", ha concluso il cappello granata, prima di recitare il Padre Nostro. "Quello che non siamo riusciti a fare oggi, salire a Superga, facciamolo a giugno o ad ottobre, quando sarà possibile. E portiamo loro un fiore: pensando a loro sapremo come comportarci nella vita. Costruendo qualcosa di grande, nel nostro piccolo, facendo qualcosa per i nostri ragazzi, perché facciamo parte di una grande storia". Chiudendo con l'auspicio di potersi ritrovare tra un anno a Superga per celebrare i campioni.

Poi, subito dopo le note del silenzio, si è udita la voce di capitan Andrea Belotti leggere i nomi delle 31 caduti, una registazione in ricordo della celebrazione dello scorso anno. E alle 17.05, nell'orario del fatale schianto in quel maledetto 4 maggio 1949, hanno iniziato a risuonare all'interno del Fila e da tutti i balconi di Torino e della provincia (ma anche di tante città d'Italia) le note di “Quel giorno di pioggia”, la commovente canzone dei  Sensounico dedicata al Grande Torino. 

E in quel momento è scattato il flash mob granata, con sciarpe e bandiere a sventolare per rafforzare un senso di appartenenza unico, per tutti coloro che hanno a cuore i colori granata. Un modo per essere tutti uniti, anche se distanti, in questo periodo di emergenza legata al coronavirus che ha visto proprio oggi, 4 maggio, la partenza della Fase 2, dopo quasi due mesi di lockdown. Quasi fosse un segno, il ritorno alla vita nel giorno in cui si celebra la scomparsa della più grande squadra italiana di ogni epoca. Anche se è giusto sottolineare, come dimostrano alcune delle immagini di questo pezzo, che c'era troppa gente attorno al Filadelfia che non rispettava il distanziamento sociale e altre misure di sicurezza.

All'esterno del Fila, che tra pochi giorni tornerà ad ospitare gli allenamenti di Belotti e compagni, su quel che resta della vecchia gradinata sono stati appesi, già dalla giornata di domenica, due striscioni sotto la gigantografia del Grande Torino con le scritte "4/5/1949 solo il Fato li vinse" e "Grande Torino in eterno vincerai, Chi è leggenda non muore mai. In mattinata al cimitero Monumentale è stato un 71esimo anniversario della tragedia di Superga mesto e in solitudine dettato dall'emergenza coronavirus. Il Circolo soci Torino FC 1906, che dal 2019  si occupa delle tombe dei calciatori grazie a un accordo col Comune, ha consegnato una corona che è stata deposta sotto l'arcata con le lapidi.

Forse era troppo meravigliosa questa squadra perché invecchiasse, forse il destino voleva arrestarla nel culine della sua bellezza. Grande Torino per sempre.

redazione

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