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Attualità | 07 ottobre 2020, 10:15

“Chiese torinesi come piccole Lourdes”, la proposta al vescovo Nosiglia

Arriva dal giornalista tv e critico musicale Maurizio Scandurra, autore nei giorni scorsi anche dell’idea di concerti pop in basiliche e cattedrali per arginare i risicati accessi in club e teatri producendo reddito per le parrocchie

“Chiese torinesi come piccole Lourdes”, la proposta al vescovo Nosiglia

In questo periodo in cui non si fa altro che parlare di prolungamento dello stato di emergenza sino al prossimo 31 Gennaio c’è anche chi, come Maurizio Scandurra, ha le idee ben chiare su che cosa intanto si potrebbe realmente fare per portare un conforto in più a chi soffre.

Ed ecco, dunque, la proposta del giornalista tv torinese, cattolico e saggista: “In questo tempo d'incertezza e di prova causa Covid-19, - spiega - perché non fare delle chiese torinesi delle piccole Lourdes, autorizzando il passaggio del Santissimo con l'ostensorio tra i fedeli durante l'adorazione eucaristica? In un momento straordinario della vita dell'umanità, anche la fede dovrebbe esserlo altrettanto: in passato, durante carestie e pestilenze, si portavano in processione salme e reliquie di santi per impetrare ascolto e aiuto dal Cielo".

Queste le parole rilasciate all’Ansa, quale anelito fiducioso rivolto con garbo e rispetto a “Sua Eccellenza Monsignor Cesare Nosiglia”, Arcivescovo di Torino, raccogliendo in proposito l’auspicio e il pensiero di alcuni fra i sacerdoti del territorio.

"Insieme al valore spirituale - prosegue Scandurra nella nota rilasciata all’agenzia di stampa - il passare del Signore Gesù Sacramentato ricorda il cammino del Figlio di Dio proprio in mezzo agli ultimi: poveri, indigenti e malati. Un segno di fede, ma anche di devozione, conforto e speranza, specialmente per chi è anziano e solo. La storia della Chiesa abbonda di espressioni di santità che riponevano tutto nell'adorazione eucaristia ricevendo da essa grandi grazie, come il Santo Curato d'Ars. Confido nel buonsenso del nostro Episcopo: perché, oggi come ieri, possa essere lo stesso anche sotto la Mole".

Scandurra, anche critico musicale, in questi giorni è intervenuto anche all’Adnkronos affermando che “Lo spettro del prolungamento dello stato di emergenza da Covid-19 sino al 31 gennaio 2021 di certo non giova a fede, musica e sociale. Ironia della sorte, in quella data cade anche la memoria liturgica di San Giovanni Bosco, che ai propri giovani ripeteva spesso ‘Una casa senza musica è come un corpo senz’anima’. Urgono pertanto nuove regole certe per chiese e concerti, che consentano un ‘assembramento intelligente’. E se usassimo le prime per ospitare i secondi? Più gente in posti più spaziosi nel rispetto delle distanze potrebbe essere una strada percorribile”, chiosa.

"Settori come quello della fede e degli eventi patiscono una crisi pesante, che si aggiunge agli effetti negativi tuttora in atto della recessione del 2008 - osserva - Accessi contingentati nei luoghi di culto significa anche minori offerte in denaro durante le funzioni religiose, così come minor pubblico e altrettanti incassi ridotti ai tour degli artisti equivale a ricavi insufficienti a mantenere l’intero indotto dell’industria della musica dal vivo".

Di qui l'idea di Scandurra, convinto che "chiese e concerti, oltre a quella rispettivamente propria spirituale e aggregativa, svolgono anche una funzione sociale".

Perché, di fatto, con i potenziali proventi derivanti dagli affitti dei locali si potrebbe fornire così un sostegno concreto per il mantenimento dei costi di gestione delle parrocchie (incluso il riscaldamento nei mesi più freddi ormai alle porte), e ricavarne anche un aiuto prezioso in favore delle opere caritatevoli da queste ultime svolte sul territorio in favore dei bisognosi.

i.f.

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