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Sanità | 27 febbraio 2021, 07:00

Il "cibo funzionale" influenza l'attività dei nostri geni

I consigli di Nutrigenomica di Simona Oberto

Il "cibo funzionale" influenza l'attività dei nostri geni

La maggior parte delle volte, quando, seduti davanti a me, mi illustrate il vostro stile alimentare, mi rendo conto quanto poco conosciate il reale ruolo del cibo e l’impatto che può avere sulla vostra salute.

Mi parlate di cibo ipercalorico, di diete di sottrazione, di sacrifici e di mancati obbiettivi raggiunti, seguiti da profondi stati di frustrazione. Il tutto ridotto alla oramai superata visione del cibo come un qualcosa che apporta calorie all’interno del nostro corpo, con i soliti luoghi comuni come: “Se assumo più calorie del dovuto ingrasso, se ne assumo meno dimagrisco!!”

Vi osservo, mentre mi raccontate il vostro “difficile e contrastato rapporto con il cibo” e, sorridendovi, vi rispondo che quello che conta non è tanto quante calorie introducete con i vostri pasti, ma quanto il cibo che scegliete contiene nutrienti di qualità. Vi spiego che le calorie vengono assorbite a velocità diverse a seconda della quantità di fibra, proteine, carboidrati, grassi e di micronutrienti contenuta negli alimenti.

Le calorie di un cibo spazzatura entrano nell’organismo a velocità elevatissima, producendo picchi di glicemia e di insulina e, se non bruciate, vengono trasformate subito in grasso; mentre quelle di un cibo fresco e naturale entrano lentamente senza far alzare la glicemia e quindi verranno utilizzate per produrre energia in modo molto più equilibrato!

Voi mi osservate incuriositi e poco per volta, con le mie spiegazioni vi accompagno all’interno del mio mondo: la Nutrigenomica, la scienza che si occupa della relazione tra il cibo e i geni e che considera il cibo un “potente strumento di salute”.

Vi potrà sembrare incredibile, ma numerosi geni si attivano o si disattivano in funzione proprio della tipologia del cibo ingerito. I nutrienti contenuti negli alimenti sono una sorta di “informazione” che viene letta dalla cellula e, attraverso l’apparato gastrointestinale va a influenzare i processi metabolici più profondi.

La Nutrigenomica studia quali alimenti possono effettivamente proteggere le cellule e stimolarle a riparare efficacemente i danni subìti. Si tratta di una scienza alimentare che esamina i rapporti tra la nutrizione e il patrimonio genetico individuale. Lo scopo è quello di comprendere come i diversi cibi possano predisporre a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, metaboliche come il diabete, autoimmuni come il morbo di Crohn o lo stesso cancro, con lo scopo ultimo di indicare i cibi “funzionali”, in grado di attivare o bloccare particolari geni.

Un esempio di “cibo funzionale” nutrigenomico è il broccolo, un alimento con alto contenuto di glucorafanino, una molecola con attività cardioprotettiva e di sulforafano, potente anticancerogeno. Il sulforafano, è un composto azotato contenuto non solo nei broccoli, ma anche nei cavolini di Bruxelles, nel cavolfiore, nella verza, nei cavoli e nelle cime di rapa, insomma in tutte le crucifere.

E’ un efficiente modulatore del sistema immunitario, con una forte azione battericida. Agisce  su una particolare proteina Nrf2 che lavora dentro e fuori le nostre cellule, monitorandone la salute. Nel momento stesso in cui la cellula viene attaccata da un agente patogeno, questa proteina aumenta la sua velocità, diventa più efficiente e stimola la sintetizzazione di potentissimi enzimi antiossidanti e citoprotettivi. Altro nutriente nutrigenomico è la quercetina, un flavonide contenuto nelle cipolle, nei capperi e nelle olive.

Ha una forte azione antiossidante, antinfiammatoria e antistaminica. Grande amica del nostro fegato. E che dire dell’acido butirrico: un acido grasso a catena corta, che ha un ruolo importante nelle funzioni intestinali. E’ fondamentale per un buon metabolismo energetico del colon. Viene prodotto dalla fermentazione dei carboidrati (fibra), che giungono indigeriti nel colon.

E’ contenuto in abbondanza nel formaggio stagionato caprino e pecorino. Invece l’idrossitirosolo e l’oleuropeina sono polifenoli contenuti nell’olio extravergine d'oliva (solo se spremuto a freddo). Essi ci proteggono dalle sostanze genotossiche come l’alluminio e l’acrilammide, ma anche dallo stress ossidativo. Lo stress ossidativo è una delle maggiori cause di danno a carico delle cellule umane, con conseguenze negative quali l’invecchiamento precoce, i danni cardiovascolari, le neoplasie e le malattie neurodegenerative.

Sono molteplici le reazioni coinvolte nei meccanismi ossidativi: a danneggiare la cellula può concorrere tanto l’effetto nocivo di un agente cancerogeno (chimico, fisico, biologico), tanto una mutazione genetica che causa un deficit degli enzimi preposti al catabolismo delle sostanze tossiche (perossidasi, superossidodismutasi, enzimi lisosomiali).

In questo modo l’integrità delle strutture cellulari viene compromessa e con essa tutte le funzioni correlate: trasporto, equilibrio osmotico, proliferazione, risposta ormonale. L’effetto antiossidante, attribuito ad un grande numero di composti, è da ascrivere proprio alle capacità protettive che essi hanno. Uno di questi è il resveratrolo, contenuto nell’uva e nelle bacche come il mirtillo.

Esso stimola il gene della “longevità”: la sirtuina. Fino a non molti anni fa la longevità veniva collegata  alla restrizione calorica e alla predilezione di una dieta più ricca di vegetali; nel corso degli anni tuttavia si sono sviluppate strategie ancora più mirate per definire una sorta di nutrizione anti-age, che non dovrebbe intendersi come una dieta per ringiovanire, ma come una terapia per preservare l’organismo da un invecchiamento e danneggiamento progressivo, che può culminare in un evento patologico degenerativo. La ricerca ci ha svelato in questo senso quali sono i meccanismi molecolari che portano allo sviluppo di molte patologie.

Sappiamo come l’interazione gene-ambiente porta allo sviluppo di certe malattie, attraverso mutazioni che si producono nei geni in seguito a un danno al DNA. Questo danno può provenire dall’esterno (fattori come il fumo di sigaretta, le radiazioni ionizzanti, le sostanze genotossiche contenute in alcuni cibi) o dall’ambiente interno del nostro organismo (radicali liberi, tossine).

E’ fondamentale creare le condizioni di base affinché si riduca l’ambiente favorevole per lo sviluppo di cellule mutagene. Occorre diminuire l’introito di sostanze citotossiche e genotossiche, smettere di fumare, ridurre i superalcolici, non abusare dei farmaci, aumentare l’apporto di cibo fresco ricco di micronutrienti, sempre rispettando la stagionalità degli alimenti da consumare. Evitare alimenti che contengono sostanze potenzialmente cancerogene, come i grassi saturi idrogenati.

Il cibo non deve essere un nemico da combattere, desiderandolo o rifiutandolo in modo ossessivo. E’ fondamentale riorganizzare le nostre abitudini nel mangiare, imparando una giusta “educazione alimentare”. Purtroppo nella nostra società si è spezzato il delicato equilibrio che lega il nostro metabolismo all’ambiente che ci circonda.

L’origine di questa frattura va ricercata nel cibo che ingeriamo: iperprocessato, ipercalorico e iponutriente che parla un linguaggio che le nostre cellule non riconoscono più.

Solo un approccio più responsabile nei confronti di ciò che finisce sulle nostre tavole potrà riequilibrare questa profonda frattura che si è creata, riportando i nostri organismi in piena salute psicofisica.

Redazione

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