(Adnkronos) - Repressione e propaganda per contrastare le proteste contro il regime in Iran. La tv di Stato mostra infatti oggi, lunedì 12 gennaio, una contromanifestazione con migliaia di persone in piazza a Teheran a sostegno del regime degli Ayatollah con manifestanti che sventolano la bandiera della Repubblica islamica a Enghelab, nota anche come piazza della rivoluzione, mentre si recitano preghiere per le vittime di quelle che il governo ha definito "disordini". Proteste simili sarebbero in corso anche in altre città. Tra le migliaia di persone scese in piazza a Teheran a sostegno del regime iraniano - riferisce Press tv - anche il presidente Masoud Pezeshkian.
Intanto continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime nelle proteste. Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Stati Uniti, sono finora 572 i morti confermati, anche se la cifra reale potrebbe essere significativamente più alta.
In base ai dati diffusi, tra le vittime si contano 503 manifestanti e 69 membri delle forze di sicurezza. L’organizzazione, considerata affidabile anche in occasione di precedenti ondate di protesta nel Paese, elabora le proprie stime attraverso una rete di sostenitori presenti in Iran che verificano le informazioni. Hrana riferisce inoltre che oltre 10.600 persone sono state arrestate dall’inizio delle manifestazioni, giunte ormai alla terza settimana.
E il governo continua a mostrare il pugno di ferro. Non ci sarà alcuna tolleranza per chi incita a manifestare contro il regime in Iran, ha scritto il capo della magistratura iraniana Mohsen Ejei su 'X'. "Ci sarà tolleranza zero nei confronti di coloro che hanno incitato e incitano la gente alle rivolte, così come nei confronti di coloro che hanno provocato individui attraverso dichiarazioni ambigue", ha scritto Ejei.
Le autorità iraniane hanno convocato anche gli ambasciatori e gli incaricati d'affari a Teheran di Italia, Francia, Germania e Regno Unito per protestare contro il sostegno dato dai quattro Paesi europei alle proteste antigovernative che dal 28 dicembre stanno scuotendo la Repubblica islamica. Secondo la Bbc, i quattro diplomatici europei sono stati convocati al ministero degli Affari Esteri iraniano per visionare dei video di quelle che le autorità iraniane hanno descritto come "violenze da parte dei rivoltosi". Teheran ha mostrato immagini delle proteste di piazza, sostenendo che i disordini siano andati oltre la semplice manifestazione pacifica.
Secondo i media locali, funzionari del ministero degli Esteri hanno riferito agli ambasciatori che qualsiasi sostegno politico o mediatico alle proteste è inaccettabile e costituisce un'ingerenza negli affari interni dell'Iran.
Intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha contattato nel fine settimana l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, sullo sfondo delle minacce del presidente Donald Trump di un possibile uso della forza militare contro Teheran in sostegno alle proteste in corso in Iran da settimane. Lo hanno riferito ad Axios due fonti informate, secondo cui l’iniziativa iraniana sembra indicare un tentativo di de-escalation con Washington, o quantomeno a guadagnare tempo prima di eventuali decisioni statunitensi per indebolire ulteriormente il regime.
Si tratta del primo segnale che il canale diretto di comunicazione tra Stati Uniti e Iran resta aperto, nonostante lo stallo nei negoziati sul nucleare e lo scambio di minacce tra i due Paesi. Le stesse fonti riferiscono che Araghchi e Witkoff avrebbero discusso la possibilità di un incontro nei prossimi giorni.











