(Adnkronos) -
L'Iran dice no al piano di Donald Trump per porre fine alla guerra e risponde con 5 condizioni. Teheran ritiene "eccessive" le richieste avanzate dagli Stati Uniti per mettere fine al conflitto, secondo fonti di iraniane citate dall'emittente Press Tv. Gli Stati Uniti hanno elaborato un piano in 15 punti che è stato consegnato al Pakistan, intermediario tra Washington e Teheran.
Il documento americano - citato inizialmente dal New York Times e dall'emittente israeliana Channel 12 - prevede la rinuncia iraniana al programma nucleare in cambio della rimozione delle sanzioni e di un aiuto per lo sviluppo del nucleare per uso civile. L'Iran dispone di 440 chili di uranio arricchito al 60% circa: il processo non è lontano dalla soglia del 90%, necessaria per l'utilizzo del materiale in ambito militare.
Gli Stati Uniti chiedono lo smantellamento di strutture chiave e offrono in cambio la rimozione delle sanzioni e il sostegno a progetti per il nucleare civile. Il piano prevede anche la ripresa del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, determinante per il 20% del petrolio mondiale.
"L'Iran ha esaminato le proposte e le ritiene eccessive", sostengono le fonti iraniane citate da Press Tv e riprese da Al Jazeera, confermando implicitamente che Teheran ha ricevuto dal Pakistan un piano americano per concludere le ostilità. "L'Iran non permetterà a Trump di dettare i tempi della fine della guerra", aggiungono le fonti, precisando che "la Repubblica islamica metterà fine alla guerra nel momento in cui lo riterrà opportuno". Trump, solo poche ore fa, ha fornito un quadro totalmente differente: "L'Iran vuole un accordo a tutti i costi", ha detto il presidente americano.
Secondo Press Tv, la situazione è nettamente diversa. Le fonti governative citate dall'emittente sottolineano l'Iran, a sua volta, pone cinque condizioni per concludere le ostilità.1. Teheran chiede "la fine degli attacchi e degli omicidi".2. Garanzie concrete per impedire una ripresa della guerra.3. Fine delle ostilità su tutti i fronti, compresi gli attacchi contro i cosiddetti "gruppi della resistenza".4. Pagamento dei danni di guerra.5. Riconoscimento del diritto dell'Iran ad esercitare la propria autorità sullo Stretto di Hormuz.In sostanza, l'Iran vuole mantenere il controllo del braccio di mare che da settimane è al centro delle fibrillazioni del mercato petrolifero, con effetti dirompenti sui prezzi dei carburanti.
Gli Stati Uniti, con Trump in primis, fanno riferimento a negoziati in corso. L'Iran cita solo contatti e nega l'esistenza di trattative reali. In questo quadro, il Pakistan è pronto a ospitare colloqui e, come evidenziano fonti del ministero degli Esteri all'agenzia turca Anadolu, non esclude "una svolta" nelle prossime 48 ore. Le stesse fonti, però, sottolineano che "in assenza di alcune garanzie" - a cominciare dall'esclusione categorica di operazioni militari future contro l'Iran e contro il suo programma missilistico- Teheran "è ancora riluttante" all'avvio di tali trattative. La risposta al piano proposto da Trump conferma le difficoltà per arrivare ad una soluzione diplomatica.
I segnali che arrivano da Teheran non sembrano modificare l'approccio dell'amministrazione Trump che continua a lavorare per organizzare un incontro questo weekend in Pakistan, come riferiscono due alti funzionari alla Cnn. La data e la location del previsto incontro sono da considerarsi 'fluide' e lo stesso vale per la lista dei partecipanti. Si sta infatti valutando anche la possibilità che l'incontro sia in Turchia, aggiungono altre fonti informate sottolineando le preoccupazioni per la sicurezza di una missione in Pakistan.
Anche la Turchia, sta svolgendo un ruolo, aggiungono le fonti spiegando che le valutazioni e le discussioni sull'incontro continueranno nelle prossime ore alla Casa Bianca.
La guerra, intanto, prosegue. "Stiamo monitorando attentamente tutti i movimenti degli Stati Uniti nella regione, in particolare il dispiegamento di truppe. Ciò che i generali hanno rotto, i soldati non possono aggiustare: rischiano invece di diventare vittime delle illusioni di Netanyahu. Non mettete alla prova la nostra determinazione a difendere la nostra terra", dice su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf, dopo le notizie secondo le quali gli Usa stanno inviando paracadutisti e soldati in Medio Oriente. Ghalibaf, secondo media israeliani, sarebbe la figura individuata dagli Stati Uniti come interlocutore nel dialogo per porre fine al conflitto.










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