(Adnkronos) - Dopo il caso del 31enne Salim El Koudri, che sabato pomeriggio con la sua auto ha falciato e ferito in modo grave sette passanti in pieno centro a Modena, si riapre lo scontro politico sul tema della cittadinanza e sulla possibilità di revocarla a chi commette reati gravi. A quanto si apprende da fonti qualificate, l'uomo, che ha anche la cittadinanza marocchina, ha avuto diritto alla cittadinanza italiana sulla base dell'articolo 14 delle legge 91/1992 in quanto "minore convivente con genitore che diventa cittadino italiano" e, in questo caso, la normativa vigente non permette la revoca della cittadinanza italiana.
Da minorenne l'uomo ha avuto diritto alla cittadinanza italiana sulla base dell'articolo 14 delle legge 91/1992 secondo cui "i figli minori di chi acquista o riacquista la cittadinanza italiana, se convivono con esso, acquistano la cittadinanza italiana, ma, divenuti maggiorenni, possono rinunciarvi, se in possesso di altra cittadinanza".
La legge prevede la revoca della cittadinanza italiana - a chi non ha soltanto quella visto che un cittadino non puo’ essere reso apolide - ma solo in casi specifici. Tra questi ultimi non rientra chi, come appunto il 31enne, l’ha acquisita sulla base dell’articolo 14 delle legge 91/1992 quando era minore costantemente convivente con genitore diventato cittadino italiano.
"Non è possibile revocargli la cittadinanza", conferma all'Adnkronos il professore Paolo Morozzo Della Rocca, ordinario di Diritto Privato all'Università per Stranieri di Perugia. "Il caso non rientra peraltro nell'ipotesi di reati di terrorismo e poi comunque se il suo modo di acquisto della cittadinanza è sulla base dell'articolo 14 della legge, non è tra quelli indicati nell'articolo 10 bis (per la possibilità di revoca ndr)".
Della Rocca ricorda che negli anni passati "anche a seguito della guerra dello Stato islamico e del fenomeno dei cosiddetti foreign fighters, in diversi Paesi europei e anche in Italia, fu prevista la revoca della cittadinanza in casi particolari". Infatti "in altri Paesi ci fu il problema di gestire ex combattenti con doppia nazionalità", continua l'esperto ricordando che però in Italia il fenomeno non ebbe la stessa diffusione. In ogni caso la vicenda di Modena "non c'entra nulla", sottolinea.












