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Ultim'ora | 14 luglio 2026, 00:12

Russia potrebbe attaccare un Paese Nato dopo fine guerra con Ucraina: l'analisi

Russia potrebbe attaccare un Paese Nato dopo fine guerra con Ucraina: l'analisi

(Adnkronos) -

La Russia potrebbe sentirsi pronta a lanciare un attacco contro un Paese della Nato già dopo cinque-sette anni dopo la fine della guerra con l'Ucraina, ha spiegato l'analista militare americano Micael Kofman in una conferenza organizzata da Carnegie Endowement for International Peace. Lo scenario di un attacco su vasta scala "è più significativo" rispetto alla possibilità di un attacco limitato, e questo vale anche se molto dipende da come terminerà la guerra in corso, da come saranno impegnate le forze russe lungo la linea di contatto che sarà congelata, precisa riassumendo le conclusioni del recente paper pubblicato su Foreign Affairs "The Next Russia Threat. Moscow’s Military Power After Ukraine".  

Se è vero che Mosca potrebbe non avere le risorse, economiche e demografiche, per sostenere in futuro le attuali dimensioni delle forze militari (1,3 milioni di soldati), non tornerà a quelle precedenti alla guerra (850mila). Anche se diverse capacità delle forze russe hanno subito un degrado durante la guerra, a partire da quelle di assalto, altre capacità, dalla precisione degli attacchi, all'elemento tradizionale del sostegno all'artiglieria delle forze, sono molto migliorate negli ultimi anni, così come la capacità di produrre fino a 100mila droni l'anno.  

Le spese per la difesa di Mosca, attualmente pari a circa il 40 per cento del bilancio e all'8-10 per cento del pil, sono giudicate da Kofman - ma anche dalla Banca centrale e dal ministero delle Finanze a Mosca - "insostenibili". "Anche se la spesa è inferiore a quella che veniva destinata al comparto militare in epoca sovietica, in periodo di pace", sottolinea l'analista, precisando che, a suo dire, contrariamente a quato generalmente concluso, non sono state le spese militari insostenibili, da sole, a far crollare l'Unione sovietica. Mosca dovrà ridurre la spesa militare, ma ci saranno investimenti che non saranno toccati, a partire da quelli per le forze strategiche e substrategiche, difesa aerea e missilistica, dimensioni delle forze di terra, capacità di colpire a lungo raggio. Sarà piuttosto ridotta dopo la fine della guerra contro l'Ucraina la prontezza delle forze. "Sarà una forza patchwork", con settori di grande aggiornamento e altri più arretrati, come lo sta dimostrando la guerra in Ucraina, in particolare per l'addestramento delle forze. 

La possibilità di un attacco nucleare "è stata la spina dorsale di questa guerra", con la minaccia di un attacco con armi nucleari tattiche, del settembre ottobre 2022, dopo la riconquista di territorio da parte delle forze di Kiev. "C'è stato in Russia un dibattito significativo sulle condizioni in cui possono essere usate armi nucleari tattiche che ha lasciato segni che non sono destinati a scomparire". A tale cambiamento, si aggiunge la fine del tradizionale regime del controllo degli armamenti, con la fine del Nuovo Start. Tale evoluzione ha portato Paesi come la Gran Bretagna, che investono nel comparto nucleare il 20-25 per cento del bilancio della difesa, a riflettere su cambiamenti a loro volta in quelle che vengono definite "forze non strategiche o substrategiche".  

Un altro elemento cruciale dello sforzo militare della Russia nella guerra contro l'Ucraina è stato la collaborazione con la Cina che ha sostenuto lo sforzo di Mosca, garantendo componenti e precursori cruciali alla Russia, sostenendo la sua economia. Tale scenario non dovrebbe cambiare, con l'attenzione di Pechino rivolta al Pacifico e alla guerra con gli Stati Uniti, più che alla Russia come nemico, che potrebbe quindi continuare a poter contare sullo scomodo alleato orientale.  

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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