(Adnkronos) - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump promette una guerra economica devastante contro l'Iran per tentare di sbloccare l'attuale situazione di stallo. Ma il tycoon già da tempo sta provando a piegare economicamente il Paese, con Washington che ha imposto pesanti sanzioni a Teheran colpendo membri della leadership iraniana e prendendo di mira le vendite di petrolio della Repubblica islamica con il blocco al largo dello Stretto di Hormuz. Ora, però, gli Usa puntano ad intervenire anche sulle reti clandestine di commercio e sui circuiti bancari che permettono all’Iran di eludere le sanzioni e procurarsi armi e sui suoi partner commerciali.
Secondo il Dipartimento del Tesoro Usa questi interventi richiederanno un giro di vite sulle reti che operano soprattutto attraverso Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Singapore. Proprio da Abu Dhabi - a poche ore dal colloquio telefonico tra Donald Trump e il presidente emiratino, Mohamed bin Zayed Al Nahyan - è arrivato un primo passo in questa direzione con l'annuncio nelle ultime ore di uno stop immediato a "tutti gli scambi economici e commerciali, alle transazioni finanziarie con l'Iran".
Ma quali sono i partner commerciali di Teheran che potrebbero essere colpiti dalla ritorsione Usa? Tra i paesi più "a rischio" rappresaglie ovviamente sulla carta ci sarebbe la Cina. Pechino è il principale partner commerciale di Teheran e il principale acquirente del suo petrolio. Oltre un quarto degli scambi commerciali dell’Iran nel 2024 sono stati infatti con la Cina, per un valore di 18 miliardi di dollari di importazioni e 14,5 miliardi di dollari di esportazioni, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc).
Da anni, osserva il 'New York Times', "la Cina è praticamente l’unico grande Paese disposto a sfidare apertamente le sanzioni occidentali sul petrolio iraniano, arrivando ad acquistare fino al 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran. Negli ultimi mesi, tuttavia, la capacità dell’Iran di trasportare petrolio via mare è stata quasi completamente bloccata da un blocco navale statunitense". Gli ultimi dati forniti dalle autorità doganali iraniane, aggiornati a gennaio 2026 e citati dall'Afp, riportano 13,4 miliardi di dollari di importazioni e 10,91 miliardi di dollari di esportazioni nei dieci mesi precedenti l’inizio del conflitto.
Dal punto di vista cinese, comunque, gli scambi commerciali rappresentano solo una parte minima della bilancia commerciale cinese. "Non sarebbe catastrofico per la Cina se il suo commercio o la sua capacità di importare petrolio iraniano venissero compromessi", ha sottolineato William Figueroa, esperto di relazioni sino-iraniane presso l’Università di Groningen, nei Paesi Bassi citato dal 'New York Times'.
La quota di greggio che la Cina importa dall'Iran infatti potrebbe essere sostituita con forniture provenienti da altri paesi. L'Iran, invece, importa dalla Cina principalmente macchinari industriali, apparecchiature elettroniche, automobili e metalli In ogni caso non si è fatta attendere la risposta di Pechino alle minacce Usa. "Le sanzioni e le pressioni economiche" sull'Iran "non aiuteranno a risolvere il problema", ha sottolineato oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian. "La Cina esorta tutte le parti coinvolte ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso mezzi politici e diplomatici".
Anche l'India potrebbe subire le ripercussioni. Teheran era un tempo il principale fornitore energetico di Nuova Delhi. Le sanzioni americane hanno però spinto l'India a ridurre i rapporti con Teheran e, secondo i dati ufficiali dell’ambasciata indiana in Iran, il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi è diminuito drasticamente negli ultimi anni, osserva il 'New York Times'. Secondo questi dati, nell’anno fiscale 2025-2026, il commercio bilaterale complessivo è ammontato a 1,63 miliardi di dollari, in forte calo rispetto agli oltre 17 miliardi di dollari del 2018-2019. L’India, che sta cercando di diversificare le proprie forniture di petrolio dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, importava circa 276.000 barili di petrolio al giorno a metà aprile, secondo la società di analisi Kpler citati dall'Afp.
Nel 2024 il 30,6% delle importazioni iraniane proveniva dagli Emirati Arabi Uniti che hanno annunciato lo stop degli scambi economici e commerciali importavano per un valore di circa 21 miliardi di dollari, secondo i dati dell’Omc. Gli Emirati Arabi Uniti rappresentavano inoltre la terza destinazione delle esportazioni iraniane, per un valore di circa 7 miliardi di dollari, pari al 12% delle esportazioni complessive. Secondo le autorità doganali iraniane, nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, riferisce l'Afp, le esportazioni dall’Iran verso gli Emirati ammontavano a 6,4 miliardi di dollari, mentre le importazioni raggiungevano 14,81 miliardi di dollari - una cifra superiore a quella registrata negli scambi con la Cina nello stesso periodo.
Anche Turchia e Pakistan sono partner commerciali dell'Iran che potrebbero subire conseguenze delle minacce di Trump. "E' politicamente e geopoliticamente molto importante che entrambi questi Paesi mantengano buone relazioni con l’Iran. Ed è proprio qui che, secondo me, l’amministrazione Trump incontrerà grandi difficoltà", ha sottolineato al 'New York Times', Esfandyar Batmanghelidj, Ceo della Bourse & Bazaar Foundation, un think tank con sede a Londra specializzato nell’economia iraniana. La Turchia, terzo partner commerciale dell’Iran, ha esportato verso Teheran 5,6 miliardi di dollari di merci nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, secondo i dati delle autorità doganali iraniane citati dall'Afp. Nello stesso periodo, la Turchia ha invece importato dall’Iran 7,91 miliardi di dollari di prodotti, una parte significativa dei quali costituita da prodotti energetici iraniani.
Nei dieci mesi precedenti l’inizio del conflitto, le esportazioni iraniane verso il vicino Iraq hanno raggiunto un valore di 7,91 miliardi di dollari, a fronte di circa 450 milioni di dollari di importazioni dall’Iraq. Burcu Ozcelik, ricercatrice presso il Royal United Services Institute di Londra, ha affermato al 'New York Times', che anche l’Iraq è vulnerabile alla pressione economica americana, a causa dei suoi continui rapporti commerciali con l’Iran. Le sanzioni americane hanno già colpito gruppi iracheni legati all’Iran. Tuttavia, Ozcelik ha osservato che imporre sanzioni più ampie ai partner commerciali dell’Iran sarebbe molto più complesso. La loro applicazione, ha spiegato, "sarà lenta, disomogenea e difficile da monitorare". Inoltre, ha aggiunto, è tutt’altro che certo che "una maggiore pressione produca il comportamento politico che Trump sta cercando di ottenere".
Anche la Russia che è già colpita dagli Usa per la guerra in Ucraina potrebbe essere ulteriormente colpita. Le importazioni russe dall’Iran ammontavano a 930 milioni di dollari nei dieci mesi precedenti gennaio 2026, mentre le esportazioni russe verso l’Iran raggiungevano 1,36 miliardi di dollari, secondo i dati delle autorità doganali iraniane. Nel 2022, la Russia scambiava cereali, oro e legname con prodotti agricoli iraniani, secondo la Banca Mondiale. Da allora, la cooperazione si è rafforzata, anche attraverso scambi di materiale militare. Il quotidiano britannico The Telegraph ha riferito dell’esistenza di una nuova rotta commerciale tra i due Paesi attraverso il Mar Caspio. Alla fine di luglio, l’Ucraina ha rivendicato un attacco contro "una nave sottoposta a sanzioni internazionali che venivano utilizzati per trasportare carichi militari tra l’Iran e la Russia".
La guerra con l'Iran è quindi "entrata in una nuova fase", ha dichiarato intanto il vicepresidente americano JD Vance al Clay Travis & Buck Sexton Show. "Siamo ora, per così dire, in una nuova fase in cui lo strumento più efficace che abbiamo è la pressione economica che possiamo esercitare su di loro", ha spiegato, sottolineando che nelle ultime settimane l'Iran "ha subito molta più pressione di noi". Secondo il vicepresidente, gli Stati Uniti sono riusciti a far transitare quantità significative di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante gli attacchi iraniani alle navi commerciali, contribuendo così ad attenuare i prezzi dell'energia e contemporaneamente a colpire l'economia iraniana. "Vogliono che la loro economia venga strangolata per sempre oppure vogliono avere un rapporto migliore con l'Occidente?", ha chiesto Vance.
Il vicepresidente ha poi ribadito che l'obiettivo di Washington non è soltanto assicurarsi che gli impianti nucleari iraniani restino distrutti, ma impedire a Teheran di tentare di ricostruirli. "Il presidente ha detto che l'Iran non può avere un'arma nucleare. I loro impianti nucleari sono stati distrutti, ma la domanda è: cercheranno di ricostruirli? - ha affermato - Fondamentalmente, quello che stiamo cercando di fare è creare una nuova realtà sul terreno in cui non solo possiamo dire con certezza che i loro impianti sono stati distrutti, ma possiamo anche dire con certezza che non proveranno mai a ricostruirli".
"Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo. E noi andremo da lore per dire che o siete con noi o contro di noi", quanto ha affermato intanto il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, parlando del messaggio inviato agli alleati da Trump con l'annuncio della sua nuova offensiva economica all'Iran. Intervistato da Cnbc, Bessent ha detto che anche la Cina "deve entrare nel programma", rispondendo però a chi gli chiedeva se Washington farà pressioni su Pechino che "è meglio avere in privato molte di queste conversazioni".
Secondo Bessent, il piano di aumento delle sanzioni e di vera offensiva economica rende meno probabile il ritorno degli Usa a ampie operazioni di combattimento contro il Paese. "Se esercitiamo il massimo della pressione economica, allora questo significa che probabilmente non ci sarà una ripresa in larga scala", ha detto. "Voglio sottolineare che questo vale per questo momento", ha poi aggiunto.
Bessent ha poi espresso la convinzione che la pressione ulteriore che verrà esarcitata dalle sanzioni porteranno al "collasso" sul regime. "Avrà un peso sull'Iran e faremo collassare il regime", le parole del segretario al Tesoro.
Da parte sua, l'Iran protesta definendo le nuove sanzioni economiche annunciate dagli Stati Uniti una forma di "terrorismo economico" e un "crimine contro l'umanità".
"La Repubblica islamica dell'Iran resta ferma e determinata nel difendere la propria sicurezza e i propri interessi nazionali e nel contrastare gli attacchi e le pressioni militari, economiche, politiche e psicologiche degli Stati Uniti", ha dichiarato il ministero degli Esteri di Teheran, aggiungendo che l'Iran farà ricorso a "tutti gli strumenti e le capacità nazionali" per contrastare le pressioni di Washington e tutelare i propri interessi nazionali.











