(Adnkronos) - "Le donne presentano una diversa incidenza di numerose patologie rispetto agli uomini e questo rende indispensabile un approccio clinico specifico e di genere". Così Annamaria Colao, direttore Uoc di Endocrinologia presso il Policlinico Federico II di Napoli e titolare della Cattedra Unesco 'Educazione alla salute e allo sviluppo sostemninile', intervenuta all'evento 'Qui, per la salute di ogni donna', promosso a Roma da Organon.
"In ambito oncologico, il tumore della mammella rappresenta la principale patologia femminile, mentre i tumori dell’apparato digerente risultano sostanzialmente simili tra uomini e donne - spiega Colao -. Più marcate le differenze in altri ambiti: disturbi neurologici come depressione ed emicrania, così come osteoporosi e patologie tiroidee, colpiscono le donne con una frequenza fino a cinque volte superiore rispetto agli uomini". Accanto a queste patologie a prevalenza femminile, esistono condizioni che interessano entrambi i sessi ma che si manifestano in modo diverso, come le malattie cardiovascolari, alcune patologie epatiche e renali. "Non esistono organi 'neutri' dal punto di vista del genere", osserva Colao, "perché le differenze biologiche influenzano l’espressione e la progressione delle malattie".
Al centro del ragionamento di Colao c’è il ruolo dell’assetto ormonale, che regola numerosi processi dell’organismo. "Gli ormoni non agiscono su un singolo organo, ma su tutto il corpo: ogni funzione biologica è influenzata da un sistema complesso di interazioni endocrine, che risponde continuamente a fattori come alimentazione, ambiente e stile di vita", sottolinea l'endocrinologa. Per questo motivo, l’assetto ormonale dovrebbe essere considerato in modo sistematico nella valutazione della salute di ogni individuo, lungo tutto l’arco della vita. Tuttavia, secondo Colao, "il ruolo degli ormoni è ancora sottovalutato" nella pratica clinica quotidiana. Da qui la necessità di un "approccio multidisciplinare. Solo il confronto tra specialisti diversi consente di leggere il paziente nella sua complessità e di costruire percorsi di cura più efficaci" conclude.













