Molto spesso i miei articoli sono dedicati alla salute e a come preservarla o riconquistarla attraverso la Nutrigenomica e uno stile di vita consapevole. Oggi invece voglio esplorare il complesso territorio della malattia e il modo in cui ognuno di noi ne fa esperienza. Da dove origina la malattia? Spesso, per definirla, ci si affida esclusivamente ai parametri strumentali, referti di laboratorio e immagini radiologiche, ma ridurre la diagnosi a meri numeri significa ignorare il vissuto profondo della persona.
Un vissuto di disagio reale che merita un approccio personalizzato e una nuova chiave di lettura. La malattia è spesso l'espressione di un disequilibrio più profondo che coinvolge ogni sfera della vita dall’individuo. La stessa Epigenetica sostiene che il contesto in cui ci muoviamo, le nostre relazioni e il nostro vissuto quotidiano modulano l'espressione dei nostri geni, dimostrando che non possiamo curare davvero il corpo senza prenderci cura anche della qualità della nostra esistenza. La malattia è favorita dal fatto che molte volte viviamo nella finzione, costringendoci ad assecondare ciò che rifiutiamo e a reprimere le nostre vere emozioni. Questo comportamento infligge una violenza profonda alla nostra psiche.
Continuare a violare la propria autenticità presenta prima o poi un conto salatissimo: la malattia. Non è un caso che la nostra società registri un tasso sempre più alto di persone obese, ipertese, diabetiche, affette da attacchi di cuore, infarti e tumori o imbottite di farmaci contro l'ansia, la depressione e i disturbi bipolari. L’origine di queste condizioni patologiche non è soltanto fisica, nutrizionale o legata alla sedentarietà; un peso notevole proviene dalla sfera emotiva, da una vita segnata dallo stress, insoddisfazione, paura e costante senso di oppressione.
Questa sofferenza emotiva può portare a patologie conclamate, documentate da esami e referti medici, ma crea anche una vasta fetta di popolazione che, pur in assenza di una diagnosi clinica patologica, vive un malessere di fondo con sintomi concreti che limitano la loro vita esattamente come una malattia. Molte volte presentano parametri vitali stabili e valori ematici nella norma, eppure non si sentono bene, schiacciate da stanchezza cronica, ansia e depressione o sintomatologie più generiche come dolori muscolo-scheletrici, disturbi gastrointestinali, vertigini, insonnia, mal di testa. Sintomi che si accendono e si spengono senza mai sfociare in una vera patologia.
Persone molte volte definite “malati immaginari” che subiscono le conseguenze fisiche di un malessere profondo e non ascoltato che molte volte la medicina convenzionale stenta a catalogare perché privo di una vera etichetta patologica. A mio parere, questo succede perchè siamo troppo concentrati sul corpo e sulla sola biologia, dimenticando che la vera salute nasce dall'equilibrio dell'intera nostra esistenza.
Ogni aspetto della nostra vita - le relazioni, la creatività, la vita spirituale, il lavoro, la vita sessuale, l'armonia con l'ambiente - ha il potere di influenzare il nostro stato di salute e malattia. Concentrarsi solo sul corpo non basta, se si trascura la salute mentale, emozionale e spirituale. È fondamentale comprendere che il corpo non determina il modo in cui viviamo, ma al contrario esso è uno specchio del modo in cui viviamo, perché è il riflesso della somma delle nostre esperienze.
Vi faccio un esempio reale: Luisa ha dolori pelvici che affiorano solo quando il suo capo ufficio, arrogante e autoritario, entra nella stanza. Luisa si reca dal ginecologo il quale le diagnostica un ovaio policistico e le suggerisce una visita da un urologo. Luisa si reca dal nuovo specialista che le diagnostica una cistite interstiziale, ma per esserne certi le consiglia la visita da un gastroenterologo che attraverso un esame strumentale le farà una diagnosi di sindrome del colon irritabile. Luisa però non accenna al fatto che il dolore compare solo quando il capo ufficio entra nella stessa stanza perché la ritiene una informazione di poco conto o da dare eventualmente allo psicologo e così nessuno ipotizza che forse lo stress lavorativo e la relazione disfunzionale con il suo capo ufficio si stanno manifestando sotto forma di sintomi fisici a causa delle ripetute reazioni di stress nel suo corpo. Eppure scienze come la PNEI, l’Epigenetica, la Psicobiologia documentano che esiste una reale connessione tra il vissuto emotivo e l'alterazione biologica.
L’esempio di Luisa chiarisce perfettamente questo meccanismo: le sue diagnosi non sono invenzioni o illusioni, ma sono alterazioni organiche reali e misurabili, tuttavia l'origine di queste patologie non risiede in un guasto improvviso del corpo, bensì nella risposta biologica in un ambiente vissuto come minaccioso. La tensione costante e la paura provata ogni volta che il capo ufficio varca la soglia attivano ripetutamente la cascata dello stress, traducendo un conflitto emotivo e relazionale in una infiammazione fisica concreta. Ecco cosa succede a molte persone che, tecnicamente considerate sane, risentono delle conseguenze psicologiche delle reazioni da stress ripetuto.
Questo aspetto purtroppo è molto sottovalutato. I pensieri sono potenti, perché le nostre paure attivano una parte del nostro cervello che non conosce la differenza tra il pensiero astratto della paura e una concreta minaccia alla sopravvivenza. E quindi scatena i meccanismi di “attacco o fuga”. Quando nel corpo è in corso una reazione da stress, le funzioni di autoriparazione e di auto manutenzione subiscono un brusco stop, esponendoci maggiormente a disturbi e patologie. Lo stress della vita moderna, dovuto a elementi come la solitudine, l'ansia, la depressione, le relazioni infelici, la pressione lavorativa e finanziaria, provoca nel nostro cervello pensieri ed emozioni che alimentano le reazioni di “attacco o fuga”, favorendo una grande quantità di alterazioni metaboliche in tutto il corpo. Ignorare l'impatto distruttivo dello stress e delle emozioni negative represse sulla nostra biologia è il più grande autoinganno della nostra epoca.
E’ un “atteggiamento miope” che ci porta ad ammalarci, mentre continuiamo a colpevolizzare unicamente il virus, l’inquinamento o peggio solo il caso o la sfortuna. Sottovalutiamo la rabbia, la frustrazione quotidiana e l'insoddisfazione, perché le consideriamo semplici elementi sgradevoli, ma inevitabili dell'esistenza. Ogni volta che ingoiamo un rospo, che restiamo incastrati in contesti che sminuiscono il nostro valore o che nutriamo pensieri cupi non stiamo solo vivendo una brutta giornata, ma stiamo inviando al nostro corpo un segnale chimico preciso. Il sistema nervoso innonda i tessuti di ormoni dello stress che innescano uno stato infiammatorio silente che erode la nostra vitalità e la nostra salute.
Dobbiamo smettere di trattare il nostro mondo emotivo come un elemento di serie B, rispetto ad esempio agli esami del sangue. Continuare a tollerare ambienti tossici, relazioni mortificanti e repressioni interiori non è un compromesso innocuo: è una consapevole forma di autolesionismo biologico. Scegliere la serenità e il rispetto per sè stessi non è un lusso psicologico, ma la prima reale strategia per rimanere vivi e in salute. L'accettazione passiva della malattia come inevitabile compagna di vita rappresenta una delle minacce più subdole per il nostro benessere collettivo.
Oggi assistiamo a una vera e propria rassegnazione culturale: si parla di diagnosi anche severe con inquietante disinvoltura, affidandosi al farmaco per zittire i sintomi, senza mai intaccare la radice del problema. Considerare la malattia come un passaggio obbligato dell'esistenza o un semplice inconveniente da gestire con una pillola è un inganno devastante, perché disinnesca il nostro naturale istinto alla cura e al cambiamento. Normalizzare il malessere spinge anche chi è in salute a tollerare stanchezza, infiammazioni e segnali d'allarme, spianando la strada a futuri quadri patologici. Mentre l'abuso di farmaci sintomatologici dona una falsa sensazione di sicurezza, sotto la superficie il processo degenerativo continua ad avanzare inosservato. Rifiutare questa nuova e pericolosa normalità è un atto di ribellione fondamentale per non condannarci a un futuro di malati cronici. Scienze come la Nutrigenomica e l'Epigenetica dimostrano in modo inconfutabile che la salute richiede un approccio a 360°.
Le nostre cellule non hanno solo bisogno di nutrienti di qualità per funzionare al meglio, ma rispondono costantemente al nostro clima emotivo e all'ambiente in cui viviamo. È un'illusione pensare che il nostro DNA possa esprimersi bene, se continuiamo a soffocarlo con stress cronico, ambienti tossici ed emozioni represse. Il cibo e lo stile di vita forniscono la materia prima e le istruzioni chimiche di base per il corretto funzionamento dei nostri geni, ma i pensieri, le relazioni e il nostro vissuto interiore agiscono come veri e propri interruttori epigenetici, capaci di attivare o spegnere i processi patologici.
La malattia non è un semplice difetto fisico, ma è l'espressione di un disagio che attraversa prima l'anima e poi coinvolge ogni fibra del nostro essere: la nostra dimensione fisica, energetica, emozionale, mentale e spirituale. Troppo spesso ci si limita a curare il corpo fisico a livello sintomatologico oppure ci si illude di aver risolto tutto iscrivendosi a un corso di yoga, di meditazione o di pilates per toccare marginalmente la sfera mentale o energetica.
La vera salute non si conquista lavorando su un singolo frammento, ma richiede un impegno costante e integrato verso tutte le componenti del nostro essere, altrimenti saremo inevitabilmente condannati a rimanere eterni malati.












